Editoriale

Card. Bassetti: la lettera di Benedetto XV ai “capi dei popoli belligeranti” segnò l’inizio di una nuova teologia della pace

Le parole di Benedetto XV nella lettera del 1° agosto 1917, con la denuncia della guerra “inutile strage”, segnarono “l’inizio dell’elaborazione di una nuova teologia della pace”. Lo afferma il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, in un editoriale per “L’Osservatore Romano”, ricordando quel celebre documento a un secolo esatto di distanza. “Una nuova teologia della pace, è bene chiarirlo, che non si fonda sulla base di vaghi propositi ideali – sottolinea il card. Bassetti – ma su indiscutibili principi evangelici: la giustizia, la carità e l’incalpestabile dignità della persona umana”.
Mai come oggi, scrive il presidente della Cei, questa teologia della pace “va difesa da coloro che, in modo vile e meschino, compiono dei brutali atti terroristici contro l’umanità innocente”, e “da chi provoca le guerre per una volontà di potenza, di conquista e per interessi economici”. E va sostenuta “anche con coloro che nel dibattito pubblico sbeffeggiano la pace come un’idea buonista, frutto di un pensiero debole e in nome di un inevitabile scontro di civiltà”. Ma “cercare la pace non è il prodotto di una civiltà decadente con un’identità fragile – puntualizza il card. Bassetti – è vero esattamente il contrario: cercare la pace è un esercizio eroico, che richiede un impegno enorme, incessante, quotidiano, e che richiede una forza diversa da quella militare: è la forza della fede; la forza del dialogo; e, come scriveva Benedetto XV, la ‘forza morale del diritto’”.
“Dunque – conclude il presidente della Cei – è questo il tempo di difendere l’impegno per la pace con coraggio, determinazione e mitezza. Cercando di fornirle anche nuovi significati e un rinnovato linguaggio. Con un unico grande obiettivo: superare tutte le inutili stragi del mondo attuale”.