Diocesi
“Questa solennità” non ci invita “ad una ammirazione estetica, ma a prendere coscienza della grandezza dell’uomo agli occhi di Dio e ad operare perché questo progetto di amore si realizzi”. Lo ha detto mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, nell’omelia del solenne pontificale presieduto ieri nella cattedrale di Spoleto in occasione della solennità dell’Assunta. “Maria – le parole del presule – ha fatto, nella sua vita, questa misteriosa e decisiva esperienza: Dio innalza gli umili e abbassa i superbi e ha cantato gioiosamente questa certezza nel suo Magnificat, prima ancora che Gesù ne facesse il cuore del suo Vangelo”. “Chi potrà avere una fede pura e forte come quella della Madre di Gesù? – l’interrogativo di Boccardo – Chi potrà raggiungere la profondità e la sincerità della sua umiltà? Nessuno! Possiamo, però, accostarci a lei, imitarne la docilità e l’apertura a Dio. Possiamo, soprattutto, pregarla: ‘Sostieni la nostra fede; insegnaci a stare in umiltà sotto la potente – e paterna – mano di Dio’”. L’Assunzione, ha concluso il presule, “è il segno più evidente che siamo ormai ‘negli ultimi tempi’, cioè nel tempo di Cristo, e scopriremo che il mondo e l’uomo camminano faticosamente, perché frenati dal peccato, ma costantemente, perché sospinti dallo Spirito, verso il compimento finale del loro destino”. Al termine della Messa mons. Boccardo è salito sulla loggia centrale della cattedrale, come da antica tradizione, per benedire la città con la Santissima Icona, tavoletta bizantina donata alla città da Federico Barbarossa nel 1185 in segno di pace dopo che trenta anni prima, il 20 luglio 1155, aveva distrutto ed espugnato la città.