Terrorismo

Attacchi in Spagna: mons. Galantino (Cei), “le contrapposizioni non portano da nessuna parte”. “L’accoglienza va fatta nella legalità”

“Le contrapposizioni non portano da nessuna parte e fanno soltanto vittime. Questo è vero anche nelle nostre famiglie. Il bene comune è quello che abbiamo dimenticato, a livelli micro e macro. Se non si capisce che bene si sta insieme se non si alimentano contrapposizioni, ci sarà sempre qualcuno più armato di me che mi farà violenza. Questi violenti che ammazzano non sono solo armati, hanno anche il vantaggio dell’improvvisazione e dell’imprevedibilità”. Lo ha affermato, stasera, mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, che è intervenuto alla trasmissione di Rai Uno, “La vita in diretta”, dedicata oggi agli attentati terroristici in Spagna.
Alla domanda su un uso della religione come “strumento di attacco culturale”, il presule ha risposto: “Quando non ce la faccio ad avere ragioni per dire all’altro che deve andare via, allora capita di ammantare tutto di religione e di ideologia. Questa è una strumentalizzazione della religione, perché la religione di per sé non permette di prendere a pedate l’altro”. Certo, ha proseguito il segretario generale della Cei, “come ho sempre detto e scritto, l’accoglienza e la mobilità vanno vissute in un regime di legalità, perché la legalità è il primo passo verso una politica di accoglienza intelligente”. Di qui l’invito a fare attenzione: “L’idea macchiettistica di qualche politico che vuol fare della Chiesa quella che dice: ‘Venite tutti’ non sta nella realtà di chi si sta spendendo e si sta positivamente sporcando le mani per accogliere e integrare le persone. Non stiamo facendo i complici di nessuno, ma i complici della vita”.
Mons. Galantino ha fatto anche un appello ai media e ai social network a non “usare linguaggi violenti e armare anche la lingua contro gli altri”, ma a fare “spazio al dialogo e a parole, non buoniste: qui non si tratta infatti di buonismo, ma c’entra la ragione, il cuore, le mani, la voglia di creare argine con i fatti alla violenza”, perché “è violento chi ammazza ma anche chi resta indifferente”.