Indulgenza
“Dopo 723 anni di celebrazioni della Perdonanza, L’Aquila dovrebbe essere la Capitale del perdono e noi saremmo tenuti a diventare gli ‘alfieri della riconciliazione e della pace’. E il perdono è sempre conveniente e costituisce sempre una strategia lungimirante, che porta a grandi guadagni: rimuove barriere ingombranti e genera nuove opportunità di crescita; costituisce una scommessa sul futuro e rappresenta un investimento nel cambiamento positivo”. Così mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo de L’Aquila, nell’omelia della Messa di chiusura della Perdonanza celebrata questa sera. “La logica perversa di Erodiade e la pavidità complice di Erode Antipa – osserva il presule commentando l’odierna pagina evangelica sul martirio di san Giovanni Battista – anche se sembrano temporaneamente prevalere, sono, sulle distanze, perdenti e si ritorcono rovinosamente contro chi le mette in atto”. Il perdono, invece, “esprime la sapienza vincente di Dio: infatti, l’Amore ha sempre la meglio”. Soffermandosi sul passaggio del “Padre nostro” in cui si chiede “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, mons. Petrocchi evidenzia alcune caratteristiche dell’amore di un padre: ama per primo, ama il figlio più di sé, lo corregge per il suo bene, lo accompagna e custodisce, è disposto a soffrire per il suo bene. “Come il Signore si prende cura di noi e ci usa misericordia – esorta – così anche noi dobbiamo amare e servire il nostro prossimo”. Perciò, il “passo del perdono”, secondo Petrocchi può compendiarsi così: “Come Tu perdoni me, così anch’io voglio perdonare gli altri”. Ma, al tempo stesso, “come io perdono gli altri, così anche tu perdona me”.