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Mostra del cinema: il punto della Commissione nazionale valutazione film della Cei sui primi film

Mostra del cinema 2017 . La Biennale di Venezia (Foto ASAC - © La Biennale di Venezia)

La 74ª Mostra del Cinema della Biennale di Venezia è partita con il passo giusto, rispettando dunque le buone premesse emerse dalla conferenza stampa iniziale del Festival, occasione in cui il direttore artistico Alberto Barbera aveva dichiarato: “I film che proponiamo sono in certo qual modo la percezione del futuro, l’indicazione di una o (meglio) più vie che si aprono sul domani”. Sembra dunque essere proprio così, a giudicare dai primi titoli presentati alla Mostra. È quanto sostiene anche Massimo Giraldi, segretario della Commissione nazionale valutazione film della Cei, che è a Venezia74 come giurato per il premio cattolico internazionale “Signis”, raccontando ogni giorno al Sir il diario cinematografico.
“Vale la pena spendere subito due parole – dichiara dal Lido Massimo Giraldi – per i due film passati in concorso questa mattina, 31 agosto, ovvero il fantasy di Guillermo del Toro ‘The Shape of Water’ e il film libanese ‘The Insult’ sulle continue tensioni religiose in Medio Oriente”. Del Toro tratteggia “una fiaba dai risvolti sociali”, sottolinea Giraldi, “che racconta l’America stretta dal clima della Guerra Fredda, dall’urgenza di vincere la sua corsa allo spazio. Un film che si tinge anche di sentimento, grazie al personaggio interpretato da Sally Hawkins, che si candida apertamente alla Coppa Volpi come miglior attrice. Un film che segna indubbiamente la crescita del regista, che compone un racconto maturo e robusto, segnato da poeticità”.
“The Insult”, invece, ci conduce nel Libano di oggi, dove un diverbio tra un cristiano e un rifugiato palestinese diventa uno scontro di civiltà, amplificato dai media. “Un film forte, provocatorio, capace di accendere un riflettore sulle tensioni religiose e culturali in Medio Oriente, ma anche pronto a muovere un segnale di incontro, di riconciliazione. Un film che scorre pulito, ordinato. Convince la presenza in Concorso”. Così indica Giraldi.
Da menzionare, poi, il cortometraggio fuori concorso del regista italiano Gianni Amelio, presente al Lido di Venezia come presidente della Giuria “Orizzonti” e che sarà premiato con il “Robert Bresson” domenica 3 settembre dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, in accordo con la Santa Sede. Amelio ha mostrato alla stampa questa mattina “Casa d’altri”, un piccolo film di 16 minuti voluto per raccontare la tragedia del terremoto del Centro Italia, di Amatrice, ascoltando proprio le voci dei sopravvissuti. “Un’opera composta e rispettosa, molto commovente. Il racconto di un autore del cinema”.
Facciamo un passo indietro a mercoledì 30 agosto. Mentre si teneva la cerimonia inaugurale del Festival, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la proiezione del film “Downsizing” di Alexander Payne, un’opera che fotografa con ironia amara la paura dell’uomo dinanzi al cambiamento della vita sul pianeta e la ricerca di una risposta sostenibile, è stato presentato alla stampa anche il film del regista americano Paul Schrader “First Reformed”. Quest’ultimo è film sulla vita di un ex cappellano militare, interpretato con misura dall’attore Ethan Hawke, che non riesce a elaborare la perdita del proprio figlio in guerra. Schrader mette a fuoco la crisi interiore di un uomo, ma anche lo smarrimento dell’America di oggi dove dilagano esperienze religiose di varia composizione. “È un film complesso, certamente molto problematico – analizza Giraldi – paradigma di un’America insicura e incerta. Un film abbastanza difficile, che rientra bene nella proposta di una Mostra d’arte cinematografica”.
Chiudiamo questo primo riscontro dalla Laguna con “The Devil and Father Amorth”, film fuori concorso di William Friedkin, noto a tutti come l’autore di “L’esorcista” (1973). “E proprio da ‘L’esorcista’ che conviene partire” – dichiara ancora Massimo Giraldi – “L’autore statunitense si accosta al tema degli esorcismi, incontrando il sacerdote Gabriele Amorth (scomparso nel 2016) non in maniera del tutto neutra, bensì costruendo un racconto che risente delle influenze del film del ’73. Forse c’è un po’ (troppa) furbizia. Nell’insieme è un film complesso, problematico, certamente per dibattiti”.