Femminicidio
Un invito al “silenzio”, alle “lacrime” e alla “preghiera” come “atteggiamenti più consoni per sopportare il peso della morte improvvisa di un’adolescente che si stava aprendo alla vita”. Lo ha rivolto oggi pomeriggio mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, durante i funerali di Noemi Durini, la sedicenne di Specchia uccisa dal fidanzato lo scorso 3 settembre e ritrovata il 13 settembre. “Il silenzio – ha spiegato – è come una carezza. Consente all’anima di trovare un percorso di luce anche dentro l’oscurità della morte. Questa rimane un mistero che solo il silenzio è capace di accogliere”. Il silenzio, ha aggiunto, “è assenza di parole, ma non di sentimenti. E quando questi sono incontenibili, sfociano nel pianto. Le lacrime ci riconsegnano, almeno in parte, la persona amata. Si può dimenticare la persona con la quale abbiamo riso, mai quella per la quale abbiamo pianto. Quanta delicatezza è necessario avere davanti al dolore altrui. Per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire il nostro pianto al suo. Solo chi ha il viso rigato dalle lacrime riesce ad asciugare le lacrime dell’altro”. Per il presule, poi, “le lacrime sono una forma silenziosa di preghiera” e quest’ultima è “grido muto dell’anima, invocazione prolungata e insistente, domanda incessante e silenziosa. Essa consiste nell’ascoltare Dio prima di parlargli, nel tendere l’orecchio prima di aprire la bocca. La vera preghiera non esclude nessuno e affida tutti, proprio tutti, all’infinita misericordia di Dio”.