Rivista Caritas

“Scarp de tenis”: Minisini (oro mondiali sincro) sui migranti, “basta morti e basta girarci dall’altra parte di fronte a questa tragedia”

Giorgio Minisini in azione con Manila Flamini (foto Scarp de tenis)

Giorgio Minisini, medaglia d’oro nel nuoto sincronizzato ai recenti mondiali di Budapest racconta a “Scarp de tenis” (rivista di strada promossa da Caritas Amrbosiana e Caritas Italiana, numero di ottobre) di come è nata l’idea di costruire una coreografia su un tema spesso difficile da affrontare, quello dei migranti. Il ventunenne romano Minisini, assieme alla trentenne Manila Flamini, hanno regalato all’Italia la prima medaglia d’oro nel sincro. “L’esercizio che i due azzurri hanno presentato (entrambi in forza alle Fiamme Oro Roma), aveva un titolo particolare: ‘A scream from Lampedusa’, curato – si legge nella rivista – da Michele Braga con le coreografie di Anastasija Ermakova”. “L’esibizione è iniziata fuori dall’acqua con un potentissimo e coinvolgente urlo di dolore di Minisini, un urlo – riferisce Scarp – per ricordare la tragedia dei migranti. Con l’esibizione, della durata di due minuti e quaranta secondi, i due atleti con grazia, tecnica e potenza fisica hanno narrato una storia d’amore fra due migranti, conclusasi in tragedia per la morte della donna che non sopravvive al viaggio e muore prima dello sbarco”. Giorgio Minisini (classe 1996) ha iniziato a praticare il nuoto sincronizzato all’età di 6 anni. Ai mondiali di nuoto di Kazan 2015 aveva vinto la medaglia di bronzo nel duo misto tecnico. Ai campionati mondiali di nuoto di Budapest 2017 ha vinto la medaglia d’oro nel duo misto programma tecnico, gareggiando in coppia con Manila Flamini. Ma come è nata questa esibizione? “Volevamo un esercizio che non fosse solo tecnica e potenza. Desideravamo – aggiunge Minisini – qualcosa che avesse ‘un’anima’. Quando Michele Braga ci ha proposto il tema dei migranti, siamo stati subito d’accordo. In quei giorni era appena affondato l’ennesimo barcone e molti erano morti. L’idea di inserire l’urlo prima della gara, è arrivato in modo spontaneo, non ero sicuro di come sarebbe ‘uscito’ di fronte a una platea così importante, ma ho pensato che nessuno può chiamarsi fuori, né io che ho 21 anni e neppure chi vive lontano dal Mediterraneo. Il nostro messaggio voleva essere: basta morti e basta girarci dall’altra parte di fronte a questa tragedia”.