XIV Rapporto
Tra giovani e adulti i comportamenti mediatici sono sempre più omogenei, tanto che il 14° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, “I media e il nuovo immaginario collettivo”, presentato questa mattina a Roma, parla di “giovanilizzazione” degli adulti. Nel 2017 viene praticamente colmato il gap nell’accesso a internet, con una utenza dell’87,8% tra i 30-44enni contro il 90,5% dei 14-29enni. Lo stesso avviene per i social network (rispettivamente l’80,4% e l’86,9%), gli smartphone (l’84,7% e l’89,3%), la tv via internet (il 39,5% e il 40,9%) e gli e-book (il 15,4% e il 15,2%). Rapidità d’accesso, connessione alle reti globali, abbattimento delle barriere di spazio e tempo, personalizzazione dei palinsesti, disintermediazione digitale sono ormai “entrati nella vita quotidiana della maggior parte degli italiani”. Per quanto riguarda le fake news circolate in rete, più della metà degli utenti ha dato loro credito. La percentuale scende di poco per le persone più istruite, ma sale al 58,8% tra i più giovani, che dichiarano di averci creduto “spesso” nel 12,3% dei casi. Per tre quarti degli italiani si tratta di un fenomeno pericoloso, soprattutto per i diplomati e laureati che ritengono che le “bufale” sul web vengano create ad arte per inquinare il dibattito pubblico (74,1%) e favorire il populismo (69,4%). I giovani, invece, danno meno peso a queste valutazioni. Quelli tra i 14 e i 29 anni ritengono nel 44,6% dei casi che l’allarme sia sollevato dalle vecchie élite, come i giornalisti, che a causa del web hanno perso il loro potere. “Ecco perché – spiega il Rapporto – le smentite degli organi di stampa spesso non riescono a mettere in crisi le false notizie che circolano in rete: specie tra i giovani cresciuti con il mito di internet come regno della libertà”.