Incontro Consulta nazionale

Scuola: Diaco (Unesu), “qualificare l’orientamento”. “Il mondo cattolico può contribuire al bene del Paese”

“Occorre qualificare maggiormente le iniziative di orientamento: su questa realtà incentrerei tutta la pastorale scolastica”, ha detto Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università (Unesu) della Cei introducendo oggi a Roma la seconda parte dell’incontro della Consulta nazionale Unesu organizzato in vista della 48ma Settimana sociale dei cattolici italiani (Cagliari, 26 – 29 ottobre). “Su questi aspetti – ha aggiunto – il mondo cattolico è molto attivo. Se c’è una realtà viva che può contribuire al bene del Paese sono le comunità cristiane, ci sentiamo gratificati ma anche responsabilizzati”. A prendere la parola, dopo gli interventi di Claudio Gentili e Paola Vacchina, alcuni membri della Consulta. Per Giuseppe Vecchio, docente di diritto privato all’Università di Catania, “spesso sottovalutiamo l’importanza dell’educazione alla manualità nel processo di formazione della personalità”. Occorre “tenere il doppio canale e dare dignità al sistema della formazione professionale. Gli Its non devono essere considerati ‘secondari’ rispetto all’università”. Secondo Gianmarco Mancini, presidente nazionale maschile Fuci, “tre pilastri” devono accompagnare i giovani in un percorso di discernimento per arrivare ad “una scelta vocazionale: in primis la famiglia, poi la Chiesa e la scuola. Occorre lavorare sinergicamente su questi tre aspetti”.
“La questione culturale è il modo nel quale viene visto il lavoro nel contesto della scuola – avverte Roberto Pellegatta, rappresentante Dirigenti scuole autonome libere (Disal) -. Manca la consapevolezza del suo ruolo formativo, e la manifestazione di oggi (degli studenti contro l’alternanza, ndr) lo dimostra. Cruciale il nostro ruolo di cattolici”. Su due punti si sofferma, in particolare, Sandra Chistolini, vicepresidente nazionale vicario Aidu. Anzitutto i minori non accompagnati: “Arrivano a 16-17 anni e devono essere inseriti tempestivamente in percorsi professionalizzanti” anche se, avverte, negli ultimi mesi l’età si è abbassata fino a zero anni. Necessaria, inoltre, “una ricognizione di quanto esiste di buono sul territorio in materia di formazione professionale”.