Polemica
“Il Vangelo è roba seria! Essere cristiano non è solo andare a Messa ma vivere la Messa ossia l’offerta della vita per i propri amici ogni giorno. Significa accettare i nostri istinti di pancia, le ingiustizie per tante famiglie, il pensiero del sopruso, la fatica di vivere in posti dimenticati dalle istituzioni ma insieme non chiudere, per questo, il cuore a Cristo che, straniero, viene a visitarmi”. Lo scrive mons. Giacomo Martino, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes di Genova, in una lettera aperta inviata a don Valter Molinari e ai parrocchiani di Multedo, quartiere del ponente genovese, a seguito delle polemiche per l’accoglienza dei profughi stranieri in città. “Questa accoglienza di 50 giovani stranieri che hanno rischiato la vita attraversando il deserto, i campi profughi e il mare pur non sapendo nuotare; giovani che in centinaia ospitiamo quotidianamente in altri siti a Genova inclusa l’ala del Seminario, senza che quasi nessuno se ne accorga ha seminato il disagio, il timore di testimoniare un pensiero diverso e l’ansia di fazioni ‘pro e contro’ che hanno alzato la percezione del pericolo nelle strade del vostro quartiere”. “Si è scatenato il putiferio contro la Chiesa e la vostra bella processione – aggiunge – col risultato che quanti vorrebbero dire una parola di accoglienza o comunque di riflessione spesso vengono malamente tacitati”. Martino chiede “scusa per le fatiche e le incomprensioni che avete dovuto sopportare”, “per le accuse dirette od indirette che vi sono arrivate”, “per i conflitti anche interni alla comunità che le mie parole possono aver suscitato”. “Non sono innamorato di ‘un progetto’ ma del Vangelo – rivendica il direttore di Migrantes – che mi sovrasta ma insieme raccoglie la mia vita facendomi appassionare di ‘chi ha fame, sete, o è nudo, straniero, malato o in carcere’ perché in lui c’è Gesù stesso”. E invitando a “non avere paura”: “Lasciatevi innamorare del Vangelo, non col buonismo istintivo di chi non pensa e non pianifica, ma con l’intelligenza e la concretezza del cristiano”. Mons. Martino conclude augurando “di poter celebrare insieme l’Eucarestia nella vostra Chiesa, nuovamente come un’unica comunità unita negli intenti, senza striscioni o la Digos che ci protegge”.