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Settimana sociale: mons. Santoro (Cei), “ciò che più ci interessa è il dopo-Cagliari”

“Ciò che più ci interessa è il dopo-Cagliari”. Lo ha detto mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, presentando oggi ai giornalisti, nella Sala Marconi della Radio Vaticana, il programma dell’appuntamento che da giovedì prossimo, fino al 29 ottobre, vedrà riuniti a Cagliari un migliaio di delegati in rappresentanza delle 225 diocesi italiane, oltre a una quarantina di esperti. “L’obiettivo è di non fermarci a Cagliari, ma di avviare percorsi che continuano”. Sul piano pratico, ha suggerito il vescovo, questo comporta l’impegno ad “andare oltre lo schema delle raccomandazioni e dei favori per indicare, invece, percorsi legali per arrivare al lavoro, e a un lavoro degno”. “Rispondere a un bisogno fondamentale delle persone e un problema reale del Paese”: così Santoro ha sintetizzato l’impostazione della prossima Settimana sociale. “Vogliamo rispondere a un problema reale della gente e, come dice Papa Francesco, iniziare percorsi, nello stile di lavoro sinodale molto bello che ha sperimentato il Comitato”, ha proseguito l’arcivescovo a proposito del lungo cammino di preparazione dell’importante appuntamento ecclesiale: “Una sinfonia tra esperti di economia, scienze sociali, statistica, amministrazione d’impresa, mondo sindacale e pastori, partendo dal problema dell’uomo come centrale”. Lavoro, dunque, come priorità che “non nasce da analisi sociologiche o discussioni solo teoriche, ma dai volti che noi tutti incrociamo”, ha detto Santoro, citando due nomi concreti – Paola Clemente e Giuseppina Spagnoletti – vittime del caporalato proprio nella sua regione. Senza contare la situazione dell’Ilva, “con il timore di 4.000 esuberi”. “Ci sono le rassicurazioni del governo – ha reso noto il vescovo a proposito degli impegni presi dal Ministro De Vincenti – ma il clima non è dei più sereni: l’attesa è che si apra il tavolo delle trattative e poi si decida”. Tra le questioni più urgenti in materia di lavoro, la disoccupazione giovanile, con “i giovani disoccupati che studiano e che non trovano lavoro, che non studiano e non lavorano e che un lavoro nemmeno cercano”.