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Attraverso un breve comunicato reso noto ieri, la Commissione esecutiva della Conferenza episcopale argentina (Cea) ha espresso le sue condoglianze alla famiglia del giovane Santiago Maldonado, il cui corpo era stato trovato martedì scorso senza vita nel fiume Chubut, in Patagonia, a quasi 80 giorni dalla sua scomparsa.
La conferma ufficiale della morte di Maldonado – la cui sparizione aveva infiammato il dibattito politico durante la campagna elettorale per le elezioni legislative, facendo emergere fantasmi del passato – è avvenuta nei giorni successivi, mentre l’autopsia confermerebbe la morte per annegamento.
La Chiesa argentina, “stravolta dal dolore per la certezza della sua morte”, ha espresso “rispetto e affettuosa vicinanza” alla famiglia del giovane deceduto ed ha assicurato la sua preghiera, auspicando siano raggiunte verità e giustizia”.
Santiago Maldonado, scomparso lo scorso 1° agosto, aveva partecipato quel giorno ad una manifestazione della comunità mapuche del “Pu Lof en Resistencia” de Cushamen, nella provincia argentina del Chubut, per reclamare la proprietà dei territori che i popoli originari ritengono usurpati dallo Stato e dagli attuali proprietari delle terre. La manifestazione era stata repressa dalle forze della Gendarmeria Nacional e secondo quanto testimoniato nell’ambito dell’inchiesta aperta sul caso, alcuni dei partecipanti avrebbero tentato di fuggire attraversando il fiume Chubut.
Il rinvenimento del corpo del giovane Maldonado rappresenta ormai un doloroso primo passo nella ricerca della verità ma bisogna capire come sia accaduta questa tragedia e avere quella giustizia già chiesta lo scorso 15 agosto dalla Commissione episcopale per la Giustizia e la Pace.