Manovra
“Per il Governo la sanità non esiste e, se esiste, è in liquidazione”. È il commento alla legge di bilancio in discussione al Senato di Virginio Bebber, presidente dell’Aris, l’associazione che riunisce oltre 230 istituzioni sanitarie gestite da enti religiosi, in tutto e per tutto equiparate per legge a quelle pubbliche. Nessuno pensa poi, denuncia il presidente dell’Aris, che “le istituzioni sanitarie no profit convenzionate sono ormai al collasso e devono mettere comunque mano al rinnovo dei contratti di lavoro per i loro circa cinquantamila dipendenti, con il rischio reale di vederne finire a migliaia sulla strada”. Resta il fatto che “una manovra, che non pensa ad alcuna forma di sostegno per un comparto giunto ormai al lumicino come quello sanitario, testimonia quanto la salute dei cittadini sia così poco considerata dalle Istituzioni, centrali o regionali che siano”. Non è ammissibile secondo Bebber che “alla sanità la manovra destini solo quanto già ampiamente dovuto, quel payback che è il minimo sindacale in attesa da oltre due anni, e dia il via ad un rimpallo di competenze tra Regioni e Stato centrale per il finanziamento almeno dei rinnovi dei contratti di lavoro, fermi da otto anni, e per l’innovazione”. La legge, ricorda il presidente dell’Aris, attribuisce alle Regioni un contributo di due miliardi di euro; ma siccome gran parte di loro ha già fatto sapere di avere le casse completamente vuote “è facile prevedere che i fondi saranno reperiti con ulteriori tagli alla sanità”. Non ci si deve meravigliare dunque se “da più parti si denuncia il tentativo (già riuscito per la verità) di definanziare la sanità pubblica, anzi di dare il via alla sua progressiva dismissione, iniziata con la drastica cura dimagrante imposta alle strutture ospedaliere, soprattutto alle convenzionate”. E a rimetterci “saranno ancora una volta i cittadini – conclude Bebber – soprattutto i meno abbienti. A dispetto del piano per combattere la povertà”.