Visita Papa

Myanmar: card. Bo (Yangon), “situazione Rohingya triste e complessa”

L’esodo dei Rohingya “è molto triste e commovente” ma la situazione in Myanmar è complicata dalla “percezione della popolazione che estremisti violenti proveniente dalla Siria stiano venendo in Myanmar per aprire un fronte”. La soluzione è il governo apra ai diritti delle minoranze e la comunità internazionale comprenda la complessità della situazione: lo dice in una intervista al Sir il cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon, in vista della visita di Papa Francesco in Myanmar dal 27 al 30 novembre. “Negli ultimi 60 anni la nostra popolazione ha subito gli effetti di una economia clientelare e dello sfruttamento delle risorse naturali – spiega -. Questi due mali hanno reso povera l’80% della popolazione, di cui il 40% in povertà assoluta. La povertà è una realtà asfissiante. Il senso di ingiustizia ha spinto molti gruppi a cercare soluzioni, a volte pacifiche, a volte attraverso conflitti armati. E’ stato pagato un prezzo molto alto, con migliaia di sfollati e centinaia di vittime”. “La nostra gente appartiene a minoranze etniche – spiega -: per loro i diritti economici, sociali e culturali sono importanti e tristemente assenti. Questo spiega la natura cronica dei conflitti. Senza diritti, non c’è pace”. La crisi dei Rohingya, ad esempio, “è un tema molto complicato – avverte l’arcivescovo di Yangon -, reso ancora più complicato dai media. Il Myanmar ha visto molte crisi umanitarie negli ultimi 60 anni. Circa 1 milione di persone sono sfollati interni. I Kachin, la maggioranza sono cristiani, vivono in campi per rifugiati. I media internazionali si stanno concentrando sul tema dei Rohingya, e questo è necessario, ma stanno dimenticando altre tristi crisi umanitarie. Non solamente i Rohingya ma anche molti cristiani, di origine indiana, non hanno diritto alla cittadinanza, pur vivendo qui da oltre quattro generazioni”. “Di sicuro il governo avrebbe potuto gestirlo meglio – afferma -. Ma il governo civile ha un ruolo limitato all’interno della governance del Paese. Non possono controllare i militari in molti modi”. L’arcivescovo spiega che la popolazione sostiene l’azione dell’esercito nello Stato di Rakhine (dove la persecuzione è stata innescata da attacchi terroristici) a causa della “percezione che estremisti violenti provenienti dalla Siria stiano venendo in Myanmar per aprire un fronte”. La soluzione, a suo avviso, è “che ognuno comprenda veramente la situazione sul campo, senza affrettarsi subito a condannare. Il governo del Myanmar deve capire che le leggi sui diritti di cittadinanza vanno riviste da corpi neutrali. La comunità internazionale deve comprendere la paura della popolazione del Myanmar e del governo riguardo a reazioni radicali provenienti da fuori”.