Unità dei cristiani

Ecumenismo: mons. Spreafico (Cei), “favorire relazione e incontro, non possiamo limitarci a documenti”

“Dobbiamo favorire, per il cammino verso l’unità, gli aspetti della relazione e dell’incontro. Non possiamo limitarci a documenti ma dobbiamo trovare la via per incontrarci, conoscerci nel rispetto e costruire relazioni”. Lo afferma al Sir mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, a margine del convegno “Nel nome di Colui che ci riconcilia tutti in un solo corpo” che si chiude oggi ad Assisi. Proprio quello dell’incontro è l’esempio dato da “Papa Francesco ed è quello che hanno fatto tutti i Papi prima di lui: penso a Paolo VI e l’incontro con Atenagora nel 1967 e poi Giovanni Paolo II e Benedetto. Tutti – rileva il vescovo – hanno segnato nel loro pontificato l’importanza della relazione e dell’incontro che tante volte cancella secoli di ostilità”. Il 2017 è stato l’anno del cinquecentenario della Riforma, “un anno del tutto particolare”, nota Spreafico. “Lo abbiamo di fatto aperto con il convegno del novembre scorso a Trento e lo chiudiamo con questo convegno ad Assisi”, osserva, aggiungendo che “la cosa più bella e che ci ha coinvolto di più è che questi due convegni sono stati preparati insieme ai rappresentanti delle Chiese evangeliche in Italia. Un fatto del tutto nuovo rispetto al passato”. Al convegno, sottolinea, “abbiamo voluto coinvolgere anche le Chiese ortodosse e le antiche Chiese orientali”. Secondo il vescovo, “a partire dal documento di cattolici e luterani ‘Dal conflitto alla comunione’ in preparazione ai 500 anni della Riforma di Lutero si è evidenziato lo sforzo di recepirla come un invito alla riforma delle Chiese, sottolineando gli aspetti positivi, nonostante le diversità e le divisioni che permangono. Cercando cioè di scoprire e valorizzare quello che già ci unisce. Il Papa a Lund ha riconosciuto alcune ricchezze portate dalla Riforma e le ferite, con la richiesta reciproca di perdono”. Il vescovo richiama poi la “Dichiarazione comune sulla giustificazione”, il documento di Augusta, del 1999, che è “fondamentale e forse troppo poco valorizzato nelle nostre comunità cattoliche”.