Diritti umani
“È un peccato che Papa Francesco non abbia usato la parola Rohingya durante il suo discorso di oggi in Myanmar, ma il suo appello per il rispetto di tutti i gruppi etnici e per una società inclusiva è benvenuto”, ha dichiarato Ming Yu Hah, vicedirettrice delle campagne sull’Asia sudorientale e il Pacifico di Amnesty International. “La visita di Papa Francesco ha contribuito ad attirare l’attenzione internazionale su Myanmar e sugli orrendi crimini che vengono commessi quotidianamente contro la popolazione Rohingya”, ha sottolineato Ming Yu Hah. “A fare scandalo durante questa visita è stata l’insistenza del comandante delle forze armate di Myanmar, Min Aung Hlaing, secondo il quale ‘non c’è alcuna discriminazione tra gruppi etnici’ nel Paese. La realtà è che le autorità di Myanmar hanno intrappolato i Rohingya in un sistema di repressione e segregazione che equivale al crimine contro l’umanità di apartheid. Negli ultimi mesi le forze armate di Myanmar, di cui Min Aung Hlaing è comandante, hanno portato avanti una crudele campagna di pulizia etnica contro i rohingya”, ha sottolineato Ming Yu Hah. “Anche altre etnie e minoranze religiose di Myanmar subiscono discriminazioni e violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate – ha ricordato Amnesty – . Queste violazioni devono cessare, i diritti umani di tutti i gruppi etnici devono essere rispettati e gli autori dei crimini nei loro confronti devono risponderne, a prescindere dal grado o dalla posizione che ricoprono. Su questo, ora, la comunità internazionale deve mantenere alta l’attenzione”.