Convegno Gregoriana
“Il terremoto è come l’Alzheimer di una comunità”. Parola di mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, intervenuto questa mattina al convegno “Ricomporre l’identità. Terremoto, città e beni culturali della Chiesa”, organizzato alla Pontificia Università Gregoriana dalla Facoltà di Storia e beni culturali della Chiesa-Dipartimento dei Beni culturali, con il patrocinio di Mibact, Ufficio per i Beni culturali ecclesiastici della Cei e dell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia. “La terra che trema – afferma l’arcivescovo – non ha preavvisi e si muove nell’ora in cui non te lo aspetti. Il terremoto della Valnerina dell’autunno dello scorso anno ha non solo creato delle ferite al patrimonio artistico e ambientale, ma anche una cesura tra il passato e il futuro. Chi non l’ha provato può difficilmente comprendere che cosa significhi sentirsi senza più punti di riferimento. Fortunatamente non abbiamo avuto vittime, ma è davvero terribile non riconoscere più i luoghi familiari dove si è vissuti, è qualcosa che dagli occhi passa al cuore e si trasmette al cervello: è come l’Alzheimer di una comunità. Perché il terremoto – attraverso le ferite prodotte al paesaggio, agli edifici, alle opere d’arte – ha ferito il cuore e la mente delle persone”. Dal terremoto, prosegue Boccardo, “sono germogliate tante meschinità ma è sbocciata anche tanta solidarietà” che fa nascere la “speranza di un futuro che ancora potrà esserci”. “Abbiamo sentito ripetere da mesi la parola ‘ricostruzione’”, aggiunge l’arcivescovo, “ma ancora non se ne vede l’attuazione. Dei nostri 200 edifici di culto, alcuni gravemente danneggiati, altri crollati, nessuno è agibile. Abbiamo avuto un finanziamento per il restauro della concattedrale Santa Maria Argentea a Norcia, ma – conclude – le macerie non sono ancora state rimosse ed è impossibile accedervi”.