Devozione
“In questa Casa, cielo e terra si sono toccati, l’Infinito è entrato nel finito prendendolo definitivamente con sé. Maria ha aperto la porta all’arcangelo e ha spalancato quella del suo cuore al progetto incommensurabile del suo Signore. In lei Dio si sente a casa, mentre lei stessa diviene la ‘casa vivente di Dio’”. Lo ha detto, ieri, nella festa della Madonna di Loreto, il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nella celebrazione eucaristica nella Santa Casa di Loreto, per tradizione l’abitazione dove visse Maria, dentro le cui mura ella ricevette la visita dell’arcangelo Gabriele, concependo il Figlio di Dio. Ma, si è chiesto Bassetti, “come è possibile divenire la casa di Dio, se non facciamo esperienza dell’altro? Se non ci immergiamo in maniera empatica nell’altro? Se tra di noi non c’è un unico sentire?”. L’incarnazione di Dio in Maria porterà la Madre di Gesù “a fare esperienza dell’umanità”. In particolare, “nella Casa nazarena Maria fece esperienza di quell’amore immenso di Dio, il quale l’ha condotta a cantare il Magnificat nell’esperienza concreta dell’umanità durante la sua vita, rendendola non solo Madre di Dio ma anche Madre nostra”. La Casa di Loreto, allora, diviene per tutti “icona dell’ospitalità”, “dell’accoglienza dell’altro e di Dio. L’ospitalità inizia dallo sguardo. Maria non guarda se stessa tra quelle mura”, “non si rinchiude in se stessa”. Nel momento in cui l’arcangelo Gabriele lascia Maria, “quella casa non diviene serrata, ma rimane aperta ai bisogni del prossimo”. Maria “fa della sua Casa un esempio di ‘Chiesa in uscita’, protesa all’incontro con l’altro. Lascia la sua casa per entrare nelle case altrui e renderle a sua volta ‘santuario di Dio’”. Entrare o meditare il mistero della Casa di Loreto significa, “volerci mettere in cammino nel ripensare la nostra fede all’interno di una spiritualità dell’accoglienza, nella quale fare esperienza di Dio e della umanità del fratello e della sorella che Lui ci fa incontrare nella nostra strada; nella quale fare esperienza dei tanti bisogni del prossimo, primo fra tutti quello di non avere una casa”.