Avvento
L’Avvento “è un tempo per riconoscere i vuoti da colmare nella nostra vita, per spianare le asperità dell’orgoglio e fare spazio a Gesù che viene”. Lo ha detto il Papa, durante l’Angelus di ieri, al quale – secondo la Gendarmeria vaticana – hanno partecipato 20mila persone. Quelli da colmare sono “tutti i vuoti del nostro comportamento davanti a Dio, tutti i nostri peccati di omissione”, ha spiegato Francesco elencandoli subito dopo: “Un vuoto nella nostra vita può essere il fatto che non preghiamo o preghiamo poco. L’Avvento è allora il momento favorevole per pregare con più intensità, per riservare alla vita spirituale il posto importante che le spetta. Un altro vuoto potrebbe essere la mancanza di carità verso il prossimo, soprattutto verso le persone più bisognose di aiuto non solo materiale, ma anche spirituale. Siamo chiamati ad essere più attenti alle necessità degli altri, più vicini. Come Giovanni Battista, in questo modo possiamo aprire strade di speranza nel deserto dei cuori aridi di tante persone”. I monti e i colli che “devono essere abbassati”, ha proseguito il Papa sulla scorta del profeta Isaia, “sono l’orgoglio, la superbia, la prepotenza”: “Dove c’è orgoglio, dove c’è prepotenza, dove c’è superbia non può entrare il Signore perché quel cuore è pieno di orgoglio, di prepotenza, di superbia. Per questo, dobbiamo abbassare questo orgoglio. Dobbiamo assumere atteggiamenti di mitezza e di umiltà, senza sgridare, ascoltare, parlare con mitezza e così preparare la venuta del nostro Salvatore, lui che è mite e umile di cuore”. “Quando attendiamo a casa la visita di una persona cara, predisponiamo tutto con cura e felicità”, l’esempio scelto da Francesco per questo tempo liturgico: “Allo stesso modo vogliamo predisporci per la venuta del Signore: attenderlo ogni giorno con sollecitudine, per essere colmati della sua grazia quando verrà”.