Corte dei Conti
Sono due, in particolare, le “tentazioni” che “sembrano essersi ormai affermate nella mentalità pubblica e negli stili di vita” e che rappresentano “due ostacoli per la ricerca del bene comune: il consumismo e il nichilismo”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nel suo intervento alla Corte dei Conti, in cui ha citato il celebre discorso del Papa alla Curia per gli auguri natalizi del 2015 – in cui Bergoglio elencava 15 “malattie” e chiedeva ai suoi collaboratori “un vero esame di coscienza” – e ha commentato: “Anche la nostra società, come la Chiesa, avrebbe bisogno di un vero esame di coscienza”. “Paolo VI – il papa che per primo si confrontò con questi temi – disse, con grande coraggio e con spirito profetico, che il denaro è un bene isolante”, ha ricordato il cardinale: “Il denaro, cioè, può trasformarsi in un idolo che gli uomini venerano quasi senza accorgersene e che li distacca dalle relazioni umane circostanti. La ricerca del denaro – che si traduce poi in uno sfrenato e amorale carrierismo – diventa, in questo modo, l’unica vera liturgia dell’uomo moderno. Quest’uomo in carriera finisce per diventare, come ha affermato in tempi recenti Zygmunt Bauman, un homo consumens la cui identità si definisce, non solo sull’avere e sul possedere, ma nel ricoprire un posto di comando nella società e soprattutto nel consumare avidamente ogni bene, persino il corpo umano, che gli si pone davanti”. “Non è casuale”, per Bassetti, che l’ultimo rapporto del Censis descriva l’Italia come un Paese in cui “il futuro è incollato al presente”, dove “i cittadini hanno una sfiducia nelle istituzioni civili e nella politica, ma investono i propri risparmi sempre di più nei generi di comfort”. “Attraverso l’acquisto di questi generi di consumo, in definitiva, molti nostri concittadini colmano un vuoto interiore e scoprono sé stessi, o meglio, si danno un’identità sociale”, ha affermato il presidente della Cei, che ha precisato: “Questa tipologia di uomo non è per forza ricco e benestante – anzi molto spesso è un povero, umanamente povero – ma abita il mondo contemporaneo come se la sua individualità fosse il baricentro del suo vivere”. In definitiva, come ha detto Giovanni Paolo II, “quest’uomo ha un nuovo dio: è un ‘Io’ assoluto, ovvero un dio a cui hanno tolto la ‘d’ iniziale”. Un uomo, cioè, che “vive in una sorta di circolo vizioso: uomo-denaro-carriera-consumo-uomo. Un circolo chiuso che tende a spezzare ogni relazione sociale e che porta l’uomo moderno a vivere sempre più per sé stesso, come se l’altro non esistesse, se non in virtù del proprio piacere individuale o successo personale”. In questo scenario, “l’etica pubblica non può non essere influenzata da un sempre crescente e diffuso nichilismo”, la tesi di Bassetti: “Un nichilismo che si configura, essenzialmente, come un vuoto valoriale di ogni tipo: spirituale, prima di tutto, ma anche culturale, ideale, antropologico, di senso civico e perfino politico. Un nichilismo che non è stato teorizzato o propagandato da qualche attore sociale, ma che si afferma da sé stesso, come conseguenza di quel desiderio di gratificazione che l’uomo vuole raggiungere a tutti i costi”. In questo contesto sociale, per il cardinale, “l’evocazione della ricerca del bene comune finisce per essere soltanto un luogo ideale, vagheggiato, teorizzato, ma mai realmente desiderato o cercato”.