Diritti violati

Libia: Amnesty, collusione tra guardie carcerarie, trafficanti e Guardia costiera. Dalhuisen, “autorità riconoscano mandato e Convenzione Onu”

Secondo la testimonianza di decine di rifugiati e migranti raccolta da Amnesty International, le guardie carcerarie libiche torurano per estorcere danaro e, quando lo ricevono, lasciano andare le vittime o le passano ai trafficanti. Costoro organizzano la partenza, col consenso della Guardia costiera libica. Se non è dato sapere quanti funzionari della Guardia costiera libica collaborino coi trafficanti, è evidente, afferma Amnesty nel Rapporto “Libia: un oscuro intreccio di collusione” pubblicato oggi, che “nel corso del 2016 e del 2017 questo organismo ha incrementato la sua operatività grazie al sostegno ricevuto dagli stati dell’Unione europea. Di conseguenza, è aumentato il numero delle operazioni in cui rifugiati e migranti sono stati intercettati in mare e riportati sulla terraferma libica”. “Per migliorare subito le sorti dei rifugiati e dei migranti nei centri gestiti dal Dcim – avverte John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa – le autorità libiche dovrebbero riconoscere ufficialmente il mandato dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite sui rifugiati, firmare la Convenzione Onu sullo status di rifugiati e adottare una legge sull’asilo. Dovrebbero inoltre annullare l’applicazione della detenzione automatica dei rifugiati e dei migranti, che è esattamente il contesto nel quale avvengono le peggiori violenze“.