Chiesa in Europa
(Bruxelles) “Lo scollamento tra cittadini e istituzioni” e il “disorientamento che alcuni soggetti politico-culturali determinano in più o meno consistenti gruppi sociali” sono i motivi di preoccupazione emersi al congresso di ottobre “(Re)thinking Europe”. Lo sintetizza mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina e delegato dei vescovi italiani alla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), nell’editoriale del numero appena pubblicato di Europeinfos. Preoccupano anche “quanti si lasciano infettare dal morbo della disaffezione e dal conseguente assenteismo”. L’“immagine” è una società europea in buona parte “alla deriva” e la “percezione che le sue istituzioni siano in affanno” fino a far temere lo sgretolamento. C’è quindi “bisogno di recuperare senso di speranza e visione prospettica”. Alla Comece spetta il compito di elaborare “una visione tendenzialmente comune” sia su “alcune singole questioni cruciali”, sia su “alcuni orientamenti di fondo sul futuro del continente”. Opportuno sarebbe coinvolgere “l’intera comunità ecclesiale”, per “maturare un giudizio storico e un atteggiamento condiviso”, da cui “far discendere una corrispondente opera educativa”. Se “l’unità della fede non deve produrre uniformità” può però nascere “un movimento convergente verso un bene comune europeo”. Essere consapevoli di questo compito e assumerselo sarà “rilevante per il cammino futuro del nostro continente” e “decisivo per la significatività e il futuro dei cristiani in Europa”.