Integrazione
“Per ciò che riguarda il tema dell’integrazione si sta creando un binario parallelo fra ciò che è strutturale e finanziato ordinariamente, perché previsto da linee guida e regolamenti, e ciò che è spontaneistico, che nasce non solo dal volontariato. Il punto critico è che sono due binari paralleli che rischiano di incontrarsi mai. C’è la necessità, l’urgenza di renderli comunicanti poggiandosi su una base che è responsabilità dello Stato, dei governi, delle Istituzioni”. Lo ha affermato questa mattina Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale dello Sprar, al termine della presentazione a Roma di “I get you”, la ricerca realizzata in 9 Paesi europei. Capofila del progetto è il Jrs (Jesuit refugee service) Europa e tra i partner c’è anche l’associazione Centro Astalli. “Negli ultimi anni – ha osservato Di Capua – il tema dell’integrazione è diventato centrale rispetto al fatto che per lungo tempo tutta la questione dei richiedenti asilo e dei rifugiati era centrata sulla necessità dell’accoglienza”. “Lo Sprar – ha aggiunto la direttrice del Servizio centrale – quando viene nominato come modello positivo di accoglienza diffusa e integrata è valutato come un punto di arrivo, ma dev’essere ed è il punto di partenza per un processo di accoglienza e inclusione sociale”. Di Capua ha sottolineato la necessità di avere la “capacità di stare al passo con un processo di cambiamento. Se non riusciremo a stare al passo di questo processo di inclusione reciproca non riusciremo mai a fare un salto che ha a che fare con un processo culturale e quindi politico, istituzionale, sociale ed economico”. In virtù della sua “esperienza personale e non professionale”, Di Capua sente “una retrocessione molto frustrante rispetto ad una mancanza di visione”. “Forse – ha concluso – dobbiamo stare attenti a mantenere sempre l’attenzione da una parte sull’azione concreta, sull’esperienza locale e dall’altra su un processo molto più ampio, che deve mettere tutto in collegamento e mantenere la rotta a medio e lungo termine”.