Welfare
“Come Opera Barolo, stiamo riflettendo sul modo di promuovere, nel nostro servizio, un salto di qualità, per intensificare una scelta che in questi ultimi anni ha preso sempre più piede, con l’avvio in particolare del distretto sociale di via Cottolengo, da un lato, e delle iniziative sul piano culturale e dell’educazione a Venaria e a Moncalieri, dall’altro”. Lo ha ricordato, oggi, mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, nello scambio di auguri natalizi , nella sede dell’Opera Barolo. Si tratta, secondo il presule, “di imboccare con più decisione la via di un welfare non solo di assistenza, pure mirata alle persone concrete, ma che punti alla loro inclusione sociale, perché ciascun assistito assuma gradualmente la necessaria autonomia e responsabilità che gli ridona dignità e libertà, diritti fondamentali della persona”. In concreto, “si tratta di affrontare seriamente i grandi snodi di fondo che conservano spesso la situazione di dipendenza delle persone, ovverossia il lavoro, la casa, la salute, ma anche i diritti di giustizia, prima forma di carità che mai deve essere ignorata”.
Insieme a ciò, l’altro versante su cui la Barolo si sta concentrando, ha sottolineato l’arcivescovo, “è la costituzione di reti tra le varie componenti della nostra società, dalle istituzioni politiche ed economiche e finanziarie alle fondazioni, al mondo del terzo settore e al volontariato. È un metodo che sta prendendo sempre più piede e che sta dando buoni frutti”. Ormai, conclude mons. Nosiglia, “abbiamo compreso che solo agendo all’unisono è possibile affrontare via via i problemi e trovare risorse umane e finanziarie comuni, per tentar di dare risposte appropriate alle criticità che in campo formativo e sociale si pongono. È illusorio che ogni realtà impegnata negli stessi ambiti di servizio agisca da sola, perché i problemi sono talmente complessi ed estesi che solo facendo squadra è possibile trovare soluzioni concrete e permanenti”.