Omelia
“Sono i poveri che spaventano, perché da loro viene il rinnovamento e per mezzo di loro cambia la storia del mondo. In loro c’è lui, il Dio grande, che abbatte i potenti dai troni ed esalta gli umili”. Lo ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, durante l’omelia della Messa che ha celebrato nella parrocchia di Santo Volto, nella solennità dell’Epifania. Il presule ha riflettuto sul ruolo di Dio nella “nostra storia di ogni giorno”. “Se Dio sta in cielo, va bene; se scende a coinvolgersi con le nostre situazioni di ogni giorno, disturba, perché va accolto e riconosciuto come un uomo che tiene il suo posto tra gli uomini; va ascoltato come uno che ha qualcosa da dire sul nostro fare, operare, lavorare, amare, progettare – ha aggiunto -; va temuto da parte di chi ha potere e forza, perché potrebbe scardinare i meccanismi che regolano i rapporti tra persone e comunità”. Poi, mons. Nosiglia ha ricordato anche la “rivoluzione silenziosa” di san Francesco d’Assisi, che sposò “Madonna Povertà”. “Francesco, come tanti santi e sante, non ha fatto altro che seguire la stessa via dell’Incarnazione del Figlio di Dio: si è fatto povero con i poveri, innestando così nella storia la forza del Vangelo che ha scardinato i poteri forti e ha illuminato tutte le tenebre di cui essi erano portatori”. L’arcivescovo crede che “anche oggi possa avvenire la stessa cosa”, “se noi credenti camminiamo verso Betlemme e, come i Magi, adoriamo quel Bambino divino, riconoscendolo presente nei fratelli e nelle sorelle sofferenti e poveri del nostro mondo”. Il presule ha invitato ad accettare la sfida di “lasciarci provocare dalle domande, espresse o inespresse, ma sempre reali e concrete, dei poveri, degli immigrati, dei senza fissa dimora, degli ultimi. Dobbiamo camminare con loro, perché essi sanno bene dove incontrare Dio, sanno seguire la stella che conduce a lui, sanno riconoscerlo e diventano nostri maestri di vita e di amore”. Infine, l’attenzione per i migranti, ricordando i Magi, che erano “di Paesi diversi, culture diverse e anche religioni diverse”. L’auspicio è quello dell’accoglienza, cioè “ampliare le possibilità di ingresso legale e non respingere chi sarebbe costretto a ritornare in un Paese dove dominano la violenza, l’ingiustizia e il sopruso sui più deboli e poveri”, la “protezione, soprattutto di donne e bambini sottoposti a rischi di abusi”, e “l’integrazione nella società”. “Ma, per realizzare tutto ciò, è necessario un impegno corale delle istituzioni, del mondo civile ed ecclesiale”.