Società

Bolivia: vescovi, ritirare il nuovo Codice penale e ascoltare volontà popolare espressa in scioperi e manifestazioni

La Segreteria generale della Conferenza episcopale boliviana (Ceb), in un articolato comunicato, letto ieri dal segretario generale, mons. Aurelio Pesoa, prende posizione di fronte ai conflitti sociali e agli scioperi che si stanno verificando in questi giorni nel Paese, causati dalla sentenza con la quale si stabilisce la possibile ricandidatura del presidente Morales, dai problemi del sistema sanitario e dalla promulgazione del nuovo Codice del Sistema penale. L’episcopato si propone d’invitare, “con una serena riflessione, al necessario dialogo” e sottolinea che “non contribuisce alla pace sociale il fatto che il sistema giuridico del Paese si vada costruendo senza tenere conto della volontà popolare, con leggi approvate prescindendo dall’indispensabile dibattito nella società”. In particolare, la segreteria della Ceb punta la sua attenzione sul Codice del Sistema penale, che “suscita la maggiore e comprensibile contrarietà, da parte di tutta la società boliviana per diversi aspetti”. L’Episcopato ne chiede perciò il ritiro e l’avvio di “un dibattito ampio e trasparente”, senza cadere “ancora una volta nella solita e facile accusa che ci viene rivolta di trame e cospirazioni per destabilizzare il Governo”. Oltre a quella che rischia di essere una liberalizzazione dell’aborto, aspetto sul quale più volte la Chiesa è intervenuta in modo fermo, il documento, analizza anche altre parti del Codice e cita tra gli altri l’articolo 205, che nel criminalizzare eccessivamente la negligenza e l’agire professionale ha provocato lo sciopero dei medici; l’articolo 137, che sanzionando gli amministratori di imprese di autotrasporti per incidenti provocati dei loro automezzi ha causato invece lo sciopero dei camionisti e degli autotrasporti; gli articoli 209, 293 e 294, che limitano il diritto di protesta. Vengono invece eliminati i delitti di bigamia e di abbandono della donna incinta. Ancora, il documento segnala l’articolo 107, che depenalizza il microtraffico di droga, gli articoli 21 e 106, che mettono in discussione la libertà di espressione e di pensiero, gli articoli 245 e 246, che mettono sotto controllo le reti sociali, l’articolo 88 che attenta alla libertà religiosa rafforzando il delitto di “reclutamento con fini religiosi”. Per finire con il già accennato articolo 157, che depenalizza l’aborto per circostanze “così generiche che la sua punibilità di fatto sparisce”. E questo nonostante le migliaia di firme raccolte e le numerose manifestazioni che ci sono state nel Paese. Per l’episcopato, si tratta insomma di “un Codice fatto per l’interesse del potere e non del popolo. Esso va contro i diritti umani e di cittadinanza fondamentali”, crea insicurezza giuridica e costituisce “un significativo passo indietro dei valori democratici conquistati dalla società boliviana”.