Pena
“Chiediamo perdono a tutti quelli che abbiamo ferito con i nostri delitti”. Il Papa ha cominciato il suo saluto al carcere femminile di Santiago citando la testimonianza di Janeth, una delle ospiti, che ha preso la parola poco prima di lui, portando la sua testimonianza. “Grazie perché ci ricordi questo atteggiamento senza il quale ci disumanizziamo, perdiamo la coscienza di aver sbagliato e che ogni giorno siamo chiamati a ricominciare”, l’omaggio di Francesco. Commentando poi la frase di Gesù – “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei” – il Papa ha fatto notare come “ci invita ad abbandonare la logica semplicistica di dividere la realtà in buoni e cattivi, per entrare in quell’altra dinamica capace di assumere la fragilità, i limiti e anche il peccato, per aiutarci ad andare avanti”. “Quando sono entrato, mi aspettavano due mamme con i loro figli e con dei fiori”, ha ricordato Francesco: “Sono stati loro a darmi il benvenuto, che si può esprimere in tre parole: madre, figli e fiori”. E proprio su queste tre parole si è incentrato il saluto del Papa, che è arrivato al centro penitenziario femminile di Santiago alle 16 (ore locale, le 20 in Italia). Al suo arrivo, è stato accolto, nei pressi della Cappella, dalla comandante della struttura carceraria e dai 5 Cappellani. Dopo l’omaggio floreale di due recluse insieme ai loro bambini, Papa Francesco si è recato nella palestra del Centro dove si trovavano suor Nelly Leon, responsabile della pastorale, che ha porto un breve saluto a Francesco, e una rappresentanza di recluse, una delle quali ha portato la sua testimonianza, prima del saluto del Papa.