Viaggi apostolici
È stato Santiago Manuin Valera, uno degli storici leader indigeni peruviani, di etnia awajún, ad “incoronare” di fiori ieri papa Francesco a Puerto Maldonado, durante l’incontro con i popoli indigeni. Interpellato dal Sir, Manuin valuta così la storica giornata di ieri: “La presenza di Francesco nel nostro popolo rafforza quello che stiamo cercando. Noi continuiamo a lottare per la difesa del nostro territorio. La Chiesa, che vive con noi, può accompagnarci in questo processo di lotta. E soprattutto può continuare a donarci la fede”.

Santiago Manuin porta sul suo corpo le ferite di uno sparo subito nel 2009. È stato tra l’altro presidente del Comitato per la lotta e il rispetto dei popoli indigeni della provincia di Condorcanqui. Nel 2014 ha ricevuto il premio nazionale per i diritti umani. In queste brevi dichiarazioni, oltre ad esprimere la sua gioia per l’incontro di ieri, insiste sul legame ancestrale tra uomo e natura, ma anche e soprattutto sull’innata spiritualità dei popoli amazzonici e sul fatto che in questa cultura il mistero di Cristo incarnato viene compreso a fondo e in modo del tutto peculiare.
“Questa visita – ci dice Manuin – è stata un bene grande per il nostro popolo, perché ha riaffermato la nostra fede cristiana, Come popoli amazzonici da sempre amiamo la natura, l’uomo e il cielo, siamo in continua relazione e integrati con la natura. In questo ambiente abbiamo incontrato il Verbo ancora prima di conoscerlo. Prima ancora che arrivassero i missionari o altre persone, noi già cercavamo Dio attraverso la natura e comunicavamo con lui”. Poi, l’annuncio portato dai missionari “ha rafforzato la nostra cultura”.
Sono convinto, come cattolico, che “oggi Cristo riafferma la sua esistenza e vicinanza con il nostro popolo. Voglio sottolineare che tutti i missionari si sono incarnati nella nostra cultura e nel nostro ambiente e sono immagine del Verbo incarnato. Noi capiamo bene il mistero dell’incarnazione, poiché lo abbiamo sperimentato. La natura, l’uomo, Dio fanno parte della nostra identità più profonda”.