Lettera alla Città

Migrazioni: mons. Castellucci (Modena), “senza informazione prevalgono i pregiudizi”

“Senza informarsi sulla realtà prevalgono i pregiudizi e le paure”. Lo scrive mons. Erio Castellucci, vescovo di Modena-Nonantola nella lettera aperta alla città, in occasione della solennità del patrono san Geminiano (31 gennaio), quest’anno dedicata ai figli di stranieri nati in Italia. “La percezione è distorta rispetto alla realtà; alcuni parlano così di ‘allarme’, di ‘invasione’, e magari di ‘invasione musulmana’ – aggiunge riferendosi al fenomeno migratorio -. Non sono i numeri, ma i volti, che aiutano a vincere paure e pregiudizi”. Dopo aver ricordato che “il timore, lo spaesamento, può riguardare sia i cittadini italiani sia i migranti”, il presule ricorda gli appelli di Papa Francesco e il suo “sguardo realistico” sul fenomeno migratorio ma anche la via da seguire per superare la paura dello straniero. “A volte purtroppo è la paura, alimentata ad arte, a prendere il sopravvento. La paura segnala un problema, ma non riesce a trovare la soluzione. Il primo passo per traghettarla verso l’incontro è il contrasto alla disinformazione”. Il vescovo segnala inoltre “la carenza di normative adeguate”, che “crea dei vuoti legislativi, per cui i migranti e i rifugiati, in alcune fasi della loro permanenza, non sono tutelati adeguatamente nemmeno per l’assunzione di un lavoro temporaneo e si trovano spesso in condizioni di ozio forzato, che nuoce a loro e ai cittadini italiani e favorisce condotte illegali, talvolta dentro a reti di malavita e sfruttamento gestite da organizzazioni senza scrupoli”. Da questa considerazione nasce l’invito a “invocare e provocare interventi legislativi adeguati e prassi più snelle e meno burocratizzate, per rendere più agevole l’ottenimento dei permessi di soggiorno e le verifiche per la concessione dello status di rifugiato”. Infine, l’appello alla politica a “evitare strumentalizzazioni” per poi avanzare una serie di auspici, come quello a “essere liberi di potersi esprimere sulla opportunità di un riconoscimento di cittadinanza per chi nasce e viene educato in Italia, senza sentirsi accusare di populismo”. Oppure “poter manifestare perplessità sui recenti accordi tra Italia e Libia, che hanno certo limitato il flusso di migranti a un prezzo umanitario però molto elevato, senza sentirsi accusare di ingerenza”. Oppure ancora “mostrare, anche attraverso le cifre, che il primo modo di aiutare i profughi ‘a casa loro’ sono le rimesse che gli immigrati inviano dall’Italia ai loro paesi d’origine, stimate attorno ai 5 miliardi di euro, senza sentirsi accusare di faciloneria”.