Violenza online

Cyberbullismo: Mascheroni (Univ. Cattolica), “il 58% degli 11-17enni non difende le vittime quando legge messaggi d’odio o offensivi sul web”

“Il 58% degli 11-17enni non difende le vittime quando legge messaggi d’odio o offensivi sul web”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Giovanna Mascheroni, docente dell’Università Cattolica, presentando al Miur i dati della ricerca “Eu kids online per Miur e Parole O_Stili”. Dall’indagine, ha rilevato, emerge che “lo smartphone è lo strumento principale con cui i ragazzi vanno online. Questo si accompagna con un aumento dei luoghi in cui ci si connette, un aumento del tempo della connessione – in media 2,5 ore al giorno – e un aumento dell’attività online”. Purtroppo, ha proseguito, “si conferma la correlazione tra opportunità e rischi”. Infatti, “aumenta la percentuale di ragazze e ragazzi che vivono esperienze negative e che li turbano navigando in Internet: erano il 6% nel 2010, sono diventati il 13% nel 2017”. “Il 31% degli 11-17enni dichiara di aver visto online messaggi d’odio o commenti offensivi rivolti a singoli individui o gruppi di persone, attaccati per colore della pelle, nazionalità̀ o religione”. Per Mascheroni, “se il bullismo avviene faccia a faccia, il cyberbullismo non è arginabile, ci segue ovunque, non possiamo sfuggirne”. Oltre i 2/3 dei ragazzi – ha precisato – che hanno subito esperienze di bullismo e cyberbullismo nell’ultimo anno dicono che questo li ha fatti molto soffrire”. “Nella fascia d’età che corrisponde all’inizio della scuola media c’è un’esplosione del fenomeno del bullismo”. “Il 19% dei ragazzi ha affermato di aver assistito ad episodi di cyberbullismo. Metà di loro ha cercato di aiutare la vittima, mentre l’altra metà dei ragazzi non sono intervenuti, seppur si sentano compartecipi alla sofferenza”. Di fronte, invece, all’hate speech il sentimento più diffuso è la tristezza (52%), seguita da rabbia (36%), disprezzo (35%), vergogna (20%). “Ma nel 58% dei casi – ha sottolineato – gli intervistati ammettono di non aver fatto nulla per difendere le vittime”. Diffusi anche dati sul sexting (messaggi sessuali) – “i più turbati sono i ragazze e i più piccoli”, l’aumento della pornografia, soprattutto per i 15-17enni, la crescita di contenuti negativi, la diffusione di immagini violente e cruenti, il numero di siti che incitano a forme di autolesionismo, anoressia, bulimia. A preoccupare, secondo Mascheroni, è il dato secondo cui “il 25% dei ragazzi interessati da questi rischi (il 50% degli intervistati) non ne hanno parlato con nessuno”. “Un terzo non fa nulla e aspetta che il problema si risolva da solo” mentre “solo il 2% usa il ‘Segnala un abuso’ messo a disposizione dalle piattaforme online”.