Sacerdoti
(dall’inviato ad Assisi) Mons. Federico Sargolini, card. Marco Cè, don Giacomo Nardi. Le storie di due assistenti generali e di un assistente diocesano sono state ripercorse nella prima giornata del convegno nazionale degli assistenti regionali, diocesani e parrocchiali di Ac, Fuci, Meic e Mieac dal titolo “Memoria del futuro. Da 150 anni il prete a servizio dell’Ac”, aperto oggi ad Assisi. Si sono riuniti nella città di Francesco 114 sacerdoti giunti da tutta Italia. A rileggere l’impegno di mons. Sargolini, assistente generale tra il 1929 e il 1955, è stato il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, che ha messo in luce l’amicizia con l’allora card. Montini e il suo servizio da “formatore di coscienze cristianamente ispirate”. “Fu un prete sensibile a tante prospettive, impegnato nella cura, nella comunione e nella mediazione”, ha ricordato il vescovo. Uno dei suoi compiti fu “nel dopoguerra la ricostruzione dell’associazione, dimostrandosi un formatore di coscienze cristianamente ispirate. Dai giovani che formò uscirono persone che diedero vita ai nuovi organismi, ma anche i primi deputati cattolici alla Costituente”. Nella sequenza di caratteristiche, mons. Napolioni ha ricordato anche l’obiettività di Sargolini, che “promosse la visione pluralista dell’apostolato nei laici”. “Mons. Sargolini è una proposta per l’oggi”. Giovanni Vian, docente di storia del cristianesimo e delle Chiese all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha presentato l’opera del card. Marco Cé, assistente generale tra il 1976 e il 1978, prima di essere nominato patriarca di Venezia. “Era molto mite e la sua mitezza a uno sguardo superficiale poteva sembrare debolezza”. In un contesto ecclesiale dove acquisiva spazio Comunione e liberazione e in un contesto politico dove cominciava il dialogo tra Dc e Partito Comunista, Cé auspicava “la presenza di nostri osservatori per comprendere la situazione italiana in altri contesti”, “persone che siano antenne di captazione su frontiere diverse anche per arricchire le posizioni pastorali”. Si trattava di una “prudente e fiduciosa apertura all’incontro e al confronto”. Lo storico ha ricordato poi come il futuro cardinale “sollecitava un’azione culturale di Ac come suo impegno profondo, l’esigenza di cogliere le dinamiche che segnavano il momento”. Era assistente diocesano, a Napoli, invece, don Giacomo Nardi, figura presentata da Raffaele Cananzi, ex presidente, che lo conobbe negli anni Ottanta. “Nel 1940 Giacomo entrò nell’associazione da laico fino a esserne presidente nel 1943, a 26 anni. Il suo era uno stile di vita generoso, aveva capacità organizzativa e fantasia apostolica. Immaginava non una Chiesa in difesa e una fortezza, ma una Chiesa aperta”. Nel novembre 1944 comunicò la sua chiamata sacerdotale, alla quale seguì l’ingresso in seminario. “Il suo servizio fu prezioso sia su piano morale che materiale per la città. La sua opera fondamentale fu la formazione dei giovani e l’impegno nella comunione”.