Sport e Chiesa
“Quando ti viene consegnata una maglia senti la grandezza alla quale sei chiamato. Il rischio oggi è che si indossa la maglietta di un grande calciatore per essere qualcuno, invece l’impegno del Csi è far capire che sotto la maglia c’è anzitutto una persona, c’è la storia personale di ognuno”. Don Alessio Albertini, consulente ecclesiastico nazionale del Csi, interviene alla conferenza stampa di presentazione della 12ª edizione della Clericus Cup presso la sede della Radio Vaticana che ne è media partner. Prende infatti il via domani il mondiale di calcio di preti e seminaristi promosso dal Csi con il patrocinio dell’Ufficio nazionale del tempo libero, turismo e sport della Cei, del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita e del Pontificio Consiglio della cultura, e quest’anno su ogni maglia delle 16 squadre campeggia l’inno del Csi: “Dove ogni maglia ha un’anima!”. “Il numero impresso sulla maglia identifica il giocatore in campo – spiega ancora don Albertini – ma non ne indica il valore: ogni persona è unica, irripetibile, chiamata a dare in ogni ambito il meglio di sé”. Il regolamento della Clericus Cup prevede, oltre ai cartellini giallo e rosso, un cartellino azzurro per l’ espulsione temporanea. “È la differenza tra educare e condannare – chiarisce il sacerdote – perché ti viene data un’altra possibilità, quella di prendere tempo per riflettere, e la scelta è entrata in tanti comitati e applicata in maniera giusta”. Tuttavia, secondo Albertini “per tirare fuori l’azzurro bisogna avere coraggio: il coraggio che ci vuole oggi per educare e per scuotere le coscienze”. Ma arbitri e allenatori all’interno del Csi sono “tra le figure più preziose, di grande responsabilità. Del resto – conclude – Gesù stesso ha detto: ‘Non sono venuto per abolire la legge’. Il regolamento c’è e va rispettato perché è l’unico modo per giocare bene e divertirsi in campo”.