Giovani
“Se da un lato i progressi tecnologici hanno migliorato sensibilmente le nostre vite, è anche necessario farne uso in maniera prudente”. Nel documento con cui si è concluso il pre-Snodo, i giovani mettono in evidenza il “duplice aspetto” dell’impiego della tecnologia, il cui “utilizzo sconsiderato può avere delle conseguenze negative”. “Mentre per qualcuno la tecnologia ha arricchito le nostre relazioni – l’analisi – per tanti altri ha preso la forma di una dipendenza, diventando un sostituto della relazione umana e persino di Dio. Nonostante questo, la tecnologia è ormai parte integrante della vita dei giovani, e come tale deve essere compresa. Paradossalmente in alcuni paesi la tecnologia, internet in particolare, è accessibile gratuitamente, mentre il sostentamento quotidiano e i servizi di base sono insufficienti”. “L’impatto dei social media nelle vite dei giovani non può essere sottovalutato”, l’invito: “I social media sono una parte rilevante dell’identità dei giovani e del loro modo di vivere. Mai come prima, gli ambienti digitali hanno il potere senza precedenti di unire persone geograficamente distanti. Lo scambio di informazioni, ideali, valori e interessi comuni è oggi più possibile di ieri. L’accesso a strumenti di formazione online ha aperto opportunità educative per i giovani che vivono in aree remote e ha reso l’accesso alla conoscenza a portata di click”. Tuttavia, “l’altra faccia della tecnologia si mostra nello svilupparsi di certi vizi”, ammoniscono i giovani affermando che tale pericolo “si manifesta in forme come l’isolamento, la pigrizia, la desolazione, la noia. È evidente che i giovani di tutto il mondo stiano consumando in maniera ossessiva i prodotti multimediali. Sebbene viviamo in un mondo iperconnesso, la comunicazione tra i giovani rimane limitata a gruppi tra loro simili. Mancano spazi e opportunità per sperimentare la diversità. La cultura dei mass-media esercita ancora molta influenza sulle vite e sugli ideali dei giovani. L’avvento dei social media ha sollevato nuove sfide riguardo l’ampiezza della sfera di influenza che i social media hanno sui giovani. Spesso i giovani tendono ad avere diversi comportamenti negli ambienti online e in quelli offline”.
Di qui la necessità di “offrire formazione ai giovani su come vivere le loro vite digitali. Le relazioni online possono diventare disumane. Gli spazi digitali ci rendono ciechi alla fragilità dell’altro e ci impediscono l’introspezione. Problemi come la pornografia pervertono la percezione che il giovane ha della propria sessualità. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana”. Altri rischio citato nel documento: “la perdita di identità collegata a una rappresentazione errata della persona, una costruzione virtuale della personalità e la perdita di una presenza sociale radicata nella realtà”. Senza contare i “rischi a lungo termine includono”, come “la perdita di memoria, di cultura e di creatività dinanzi all’immediatezza dell’accesso all’informazione e alla perdita di concentrazione legata alla frammentazione” e i pericoli di “una cultura dominante dell’apparenza. Nel campo della bioetica, secondo i giovani, “la tecnologia pone nuove sfide e nuovi rischi riguardo alla salvaguardia della vita umana in ogni sua fase. L’avvento dell’intelligenza artificiale e di nuove tecnologie come la robotica e l’automazione pongono rischi alle opportunità d’impiego per le comunità di lavoratori. La tecnologia può essere nociva alla dignità umana se non usata con consapevolezza e prudenza: la dignità umana deve sempre guidarne l’utilizzo. Tra le proposte, “un documento ufficiale della Chiesa” sull’utilizzo delle nuove tecnologie.