Protesta
(da Washington) La capitale degli Usa si prepara ad accogliere le migliaia di studenti e famiglie che sfileranno su Pennsylvania Avenue per mettere un freno alle sparatorie di massa e alla vendita incontrollata di armi. L’idea di “March for our lives” (La marcia per le nostre vite) è nata dopo l’uccisione di 17 tra studenti e professori nella scuola di Parkland in Florida lo scorso 14 febbraio, quando un ex compagno di scuola, imbracciato un fucile semiautomatico, ha seminato il panico nell’istituto, lasciando alle sue spalle una scia di sangue. La tiepida reazione della politica, soprattutto durante la veglia di commemorazione delle vittime, ha spinto i sopravvissuti a dar vita ad una campagna nazionale per fermare quest’epidemia di violenza e contrastare norme che spingono ad ampliare il possesso di armi anche agli insegnanti, come è stato votato proprio in Florida due settimane fa.
“Non uno di più” è lo slogan che hanno scelto per la loro protesta che vedrà, assieme alla manifestazione di Washington, altre 842 marce parallele. “La nostra vita e la nostra sicurezza hanno la priorità”, precisano gli organizzatori: “Non possiamo permettere che altri studenti perdano la vita, che degli insegnanti si ritrovino a fare da scudo per salvare i loro alunni. Non permetteremo che altre famiglie attendano per ore un messaggio che non arriverà più. Le nostre scuole non sono sicure e proteggere le nostre vite deve diventare una priorità”. Sul tragitto per Washington viaggia Sandy, 20 anni, studentessa di legge a New York. Durante il tragitto prepara alcuni saggi di diritto, in vista dei prossimi esami. “Da una settimana con il nostro professore di diritto costituzionale abbiamo studiato seriamente anche l’emendamento sulle armi. Io sono qui non per mettere in discussione la nostra Costituzione, ma per chiedere dei limiti, per chiedere alla politica di non essere schiava della Nra (la lobby delle armi) e di agire a favore dei suoi più giovani cittadini”. Racconta che oggi tanti dei suoi colleghi universitari protesteranno a Central Park, nel cuore della Grande Mela, e intanto continua a scambiarsi messaggi con altri amici connessi in altre parti degli States, dove si stanno organizzando eventi simili. Al suo fianco un manifesto arrotolato da cui spunta il logo blu della marcia e la scritta arancio “Don’t put a price to our life”(“Non mettere un prezzo alla nostra vita”).
Sul pullman almeno altri 20 hanno gli stessi manifesti e parlano degli artisti che si esibiranno al loro fianco per sostenere le loro giovani voci: Demi Lovato, Ariana Grande, Lin-Manuel Miranda, Miley Cyrus, Ben Platt. Dei politici si sa poco. Al momento nessun messaggio è giunto dal presidente, mentre alcuni deputati democratici hanno annunciato che parteciperanno, ma in forma privata. Sul sito della manifestazione è stata lanciata una petizione che in tre punti esplicita le richieste degli studenti: la formalizzazione di una legge che vieti la vendita di armi d’assalto come quelle usate a Las Vegas, Orlando, Sutherland Springs, Aurora, Sandy Hook e Parkland; il divieto di vendita di riviste che vendano caricatori o dispositivi come quelli utilizzati nelle recenti sparatorie di massa; infine una norma che impedisca alle persone pericolose di accedere alle armi e un severo controllo sugli acquirenti come richiesto dal 97% degli americani.