Esortazione apostolica

Gaudete et Exsultate: Gronchi (Urbaniana), il Papa ricorda che “la strada per il cielo attraversa la terra”

“C’è una chiamata che sta dentro l’origine, non che interviene dopo, chissà quando. Per tale ragione la santità riguarda tutti. Purtroppo, talvolta, ci siamo abituati a pensare la santità come frutto dello sforzo sovrumano di cui pochi sono capaci, e quasi nessuno ce la fa. Oppure come un destino riservato agli eletti, che si staccano dalla massa indistinta dei mediocri”. Lo scrive Maurizio Gronchi, ordinario di Cristologia alla Pontificia Università Urbaniana, commentando oggi su “Avvenire” la terza esortazione apostolica di Papa Francesco “Gaudete et Exsultate”. Dopo Evangelii Gaudium e Amoris Leatitia, “si tratta ancora di gioia: quella che nasce dall’incontro con Gesù Cristo e con gli altri, nella semplice vita quotidiana, fatta di apparenti banalità. Ma proprio in questi frammenti di esistenza, e soprattutto nelle esistenze frantumate, si nasconde il seme della santità”. Nella nuova esortazione apostolica è centrale, sottolinea Gronchi, “il discernimento degli spiriti” e l’attenzione rivolta a evitare due eresie: “il modo di guardare alla santità pelagiano che sconsola” e quello gnostico, “perché ci fa credere superiori per la conoscenza, e poi ci accorgiamo di non avere cuore e tenerezza per nessuno”. “Se Papa Francesco se la prende con questi sottili nemici è proprio per proteggerci da due forme di ingenuità più che di cattiveria”, aggiunge. Quindi, il Papa ricorda che “senza la verità della carne di Gesù e senza la tenerezza per la carne ferita del fratello non c’è santità, non c’è salvezza” e che “si diventa santi in mezzo agli altri”. “La strada per il cielo, dunque, attraversa la terra: infangata, sporca, accidentata. Lungo questi sentieri alcuni cadono a causa di altri e altri aiutano i feriti a rialzarsi”. Nel quarto capitolo Gronchi individua “gli indicatori della via comune alla santità”: pazienza, umorismo, audacia, comunità, preghiera. Nel quinto, invece, “lottare, vigilare, discernere sono i tre verbi che verificano lo stato di avanzamento del lavoro artigianale del discepolo di Gesù”.