Sole 24 Ore

Dialogo tra generazioni: mons. Galantino, “dipende dalla capacità di vedere dentro al cuore delle persone”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Affinché il desiderio degli adulti di parlare dei giovani non risulti una pretesa inappropriata, i grandi dovrebbero confessare apertamente la responsabilità di aver consegnato alle nuove generazioni un mondo non proprio all’altezza delle attese e delle speranze che le stesse nuove generazioni meriterebbero”. Lo scrive mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nella rubrica “Testimonianze dai confini” del Sole 24 Ore, oggi in edicola. Il riferimento è a “quando hanno loro preparato un futuro all’insegna del facile consumo, della chiacchiera, della ricerca ossessiva del potere e del primato economico-finanziario”. Una responsabilità, secondo il presule, che appartiene anche alla Chiesa, “quando non è riuscita a consegnare una religione più affascinante, come lo è il Vangelo, magari anche per la testimonianza poco coerente di alcuni che hanno riempito le cronache recenti”. L’alternativa per chiunque abbia responsabilità di guida e di governo “sta nel rimanere continuamente con il cuore e l’orecchio tesi alle storie di vita e di morte delle persone”. “Il famoso ‘odore delle pecore’ – sottolinea mons. Galantino – non è populismo a buon mercato che dà una leggera passata di vernice alle proprie parole e azioni. È il patire dentro e accanto alla vita di tutti: un esercizio nel quale anche molti uomini di Chiesa hanno perso la fiducia, pensando che i grandi problemi del mondo si capiscono leggendo molti giornali o partecipando a interminabili convegni”. Citando il libro-intervista a Papa Francesco “Dio è giovane”, il presule riflette su come “l’età non conta per capire il cuore; soprattutto il cuore dei giovani”. “La marcia in più di questo Papa, quella che ci costringerà sempre a inseguirlo, sta nella sua capacità di vedere dentro al cuore delle persone e del mondo”. “In realtà solo lo sguardo sulla vita del mondo istruisce il cuore e dà la capacità di ‘vedere’”.