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Politica: Brunelli (Il Regno), “Lega 5Stelle, governo delle avventure, incognita per il Paese”

“Dopo una crisi politica e istituzionale, lunga 89 giorni, nasce in Italia un governo social-nazionalista, formato da Lega e Movimento 5Stelle. I due partiti che hanno ottenuto il risultato elettorale migliore alle elezioni del 4 marzo, pur essendo stati sin qui elettoralmente e politicamente in competizione, hanno firmato un contratto di governo che cerca d’assemblare le parti propagandistiche più vantaggiose dei rispettivi programmi”. Lo afferma Gianfranco Brunelli nel nuovo numero de “Il Regno” nell’editoriale intitolato “Il governo delle avventure”. “Hanno poi affidato a una figura terza, non eletta, sconosciuta e del tutto digiuna di politica, il prof. Giuseppe Conte, la presidenza del Consiglio dei ministri. Il messaggio è chiaro: il nuovo governo è un governo Salvini-Di Maio. Conte è il portavoce di un programma precotto”. “Ora tutto cambia. E non è per poco. L’accordo – afferma Brunelli – tra due soggetti politici antisistema o anti-establishment, pur presentando contraddizioni, può durare. La loro volontà di potere è forte. Al di là dell’accordo di governo, certamente i due soggetti politici non declineranno facilmente. Quando movimenti antisistema giungono saldamente in area di potere pur di consolidare il loro risultato sono disposti a molto, anche ad atteggiamenti e decisioni non democratiche”.
L’articolo prosegue: “In questo momento l’accordo di potere tra Lega e 5Stelle descrive uno scenario politico nel quale le opposizioni sono sostanzialmente afone (Forza Italia) o fuori gioco (il Partito democratico). Ma soprattutto queste forze oggi hanno il consenso di una larga parte della popolazione, esprimono seppur in forma reazionaria un cambiamento sociale e culturale profondo. Un cambiamento antropologico”. Tra le “affinità ideologiche” dei due partiti “vi è certamente – sostiene Brunelli – il ‘sovranismo’, o ‘neo-nazionalismo’, frutto di una diffidenza o, per dirla con Max Scheler, del ressentiment per l’Occidente e per diversi aspetti della società aperta e globalizzata, e l’esaltazione della ‘comunità’ locale contro la minaccia del diverso e dello straniero, l’esaltazione del ‘popolo’ contro ogni tipo di élite. Il collante è l’ostilità nei confronti della democrazia liberale rappresentativa, nel vagheggiamento di una democrazia diretta, espressione autentica del popolo”. È “l’ostilità alla democrazia liberale, alle sue garanzie, ai suoi equilibri di potere, cioè di libertà che spiega anche la furia giustizialista”.
Ma “si tratta di sentimenti diffusi e trasversali, oggi maggioritari, espressi in Italia non diversamente che nelle elezioni di Trump negli Stati Uniti, o nella Brexit. Il sovranismo produce atteggiamenti analoghi nei confronti dell’Europa e dell’euro, dei trattati e delle alleanze internazionali. Anti europei, anti euro, anti atlantici, anti liberalizzazione dei commerci e dei mercati. Solo che fermare (piuttosto che governare) tutto questo forse non è possibile ed è certamente disastroso”. Infine un’osservazione per l’opposizione di centrosinistra: “Se il Partito democratico vuole ricostruire un polo contrapposto ai sovranisti, stanti le difficoltà berlusconiane e della sinistra ex Pci, deve costruire una linea alternativa di nuovo centro-sinistra che aspiri a governare. Dopo il governo delle avventure, il cui esito rimane incognito. Ci auguriamo non drammatico”.