Verso il SInodo
Il quadro articolato di un mondo aperto al dialogo, desideroso di far sentire la propria voce e disponibile a mettersi in gioco. E’ quanto emerge da un’indagine commissionata, in vista del Sinodo di ottobre, dal Servizio di pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Milano e realizzata da sociologi dell’Università Cattolica con la collaborazione degli stessi giovani. Titolo della ricerca, che coinvolge ragazzi tra i 16 e i 29 anni, #TiDicoLaMia.
Dopo aver ascoltato la voce dei giovani nelle sette Zone pastorali con alcuni di loro è stata realizzata una peer research, incaricandoli di intervistare i coetanei, pescando persone non vicine alla Chiesa. Guardando alle relazioni, si legge in un resoconto pubblicato sul portale della diocesi, “i giovani confermano l’importanza e la centralità dei genitori e degli amici, ma soprattutto del coltivare rapporti offline prima ancora che online”. Quella con i genitori è la relazione più significativa per il 55,7%. Le relazioni in rete sono per lo più abbastanza/poco significative (55,1%) o per niente significative (36,6%). Dio è sentito come vicino nel silenzio interiore (41%), nei momenti forti di gioia o dolore (36,3%), nelle proposte della Chiesa (13,5%). Una Chiesa che può servirsi dei social network per raggiungerli. Tra le piste interpretative generali: i giovani non sono chiusi, manifestano il desiderio di essere raggiunti nei luoghi “virtuali” e “reali” dove sono ogni giorno; la Chiesa “in uscita” può farlo. Hanno cose da dire, anche alla Chiesa; “per il 67,7% far sentire la propria voce è molto importante” ma “non è semplicissimo esprimersi nella Chiesa, che li ascolta poco/abbastanza per il 63,8%”. Il 42,3% ha il desiderio di dare il proprio contributo. I giovani più vicini alla Chiesa chiedono di “essere più valorizzati”. Che Chiesa vorrebbero i giovani? Le metafore emerse fanno pensare a una Chiesa “multiservizi”:talk show / circolo culturale, agenzia per il lavoro, laboratorio protetto, counseling (non solo religioso), casa e famiglia accoglienti. “Una Chiesa presente nei territori”, fatta di persone “in carne e ossa”, “autorevoli e al contempo umili, che si spendono e ci mettono la faccia, persone che ascoltano, dialogano, accolgono, accompagnano e sostengono le loro scelte”.