Cibo
“Non esistono alimenti perfetti, per il semplice motivo che sulle nostre tavole non finisce un solo alimento, bensì una pluralità di cibi, destinati a compensare fra loro eccessi e carenze di nutrienti”. Lo afferma in una nota Filippo Rossi, ricercatore della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sulla posizione dell’Onu che ha considerato “dannoso” il Parmigiano Reggiano. “L’idea dell’Oms di voler ridurre l’incidenza di malattie legate all’alimentazione, come, il diabete, l’ictus, l’infarto o l’ipertensione è una cosa positiva che però rischia di dare origine a uno schema impazzito, dove un formaggio come il Parmigiano Reggiano rischia di venir marchiato d’infamia, perché ricco di sale, di grassi saturi e di colesterolo”. Il ricercatore è consapevole che “il 2% del Parmigiano reggiano è sale da cucina”, ma “va ricordato che, per raggiungere la dosa massima ammissibile, bisogna mangiarne circa 320 grammi”. Qualcosa, a suo avviso, di improbabile. “In compenso 100 grammi di Parmigiano reggiano, coprono integralmente il fabbisogno di calcio di una persona adulta, riducendo drasticamente il rischio di osteoporosi e di fratture invalidanti per le persone anziane”. Tra gli altri effetti benefici, “30 grammi di formaggio per abbassare significativamente la pressione arteriosa e il rischio di quell’ictus”.