Editoriale
“Quelle leggi hanno ottant’anni. Ma la storia sembra non aver insegnato nulla. Passata invano. S’è perduta la memoria di una delle più vergognose pagine della storia d’Italia”. Lo scrive don Antonio Sciortino, direttore di “Vita Pastorale”, nell’editoriale del numero di agosto-settembre, anticipato al Sir e dedicato agli 80 anni delle leggi razziali. A suo avviso, sono “poche, oggi, le voci che si levano per risvegliare le coscienze anestetizzate. E per mettere in guardia dal pericolo del razzismo. Di ritorno. Avvolto da una generale indifferenza. E avallato dal continuo sminuirne gesti e parole. Che sono e restano esecrabili”. Dopo aver richiamato affermazioni e gesti razzisti segnalati dalle cronache, don Sciortino denuncia un “abbrutimento totale”. “Una regressione umana e civile, di cui preoccuparci. E tanto. Sotto la spinta di un vento autoritario e xenofobo che soffia per l’Europa, mietendo consensi in crescita. E che lambisce anche settori di Chiesa. Forse, ultra-tradizionalisti. Ma non solo”. Il direttore di Vita Pastorale segnala poi che “le politiche della paura generano pregiudizi. E se l’ignoranza è il collante, il futuro è davvero fosco”. Se l’informazione è “cattiva” “intorbida le acque”, “avvelenando i pozzi della verità”. “Si chiudono i porti. Ma i problemi reali restano. Anzi, si aggravano per l’incompetenza. E l’inconcludenza politica, che tanto attivismo fatica a nascondere. Anche se appaga umori generali”.