Vita Pastorale

Giustizia: p. Occhetta, “l’alternativa al carcere funziona per chi espia pene di lieve entità”

“Nei 195 istituti penitenziari italiani, a metà del 2018 erano presenti circa 58.000 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 50.069. Un detenuto costa circa 200 euro al giorno, ma lo Stato spende solo 95 centesimi per la rieducazione”. Lo scrive padre Francesco Occhetta, scrittore de “La Civiltà Cattolica”, nella nota politica pubblicata sul numero di agosto-settembre di “Vita Pastorale”, anticipato al Sir. Secondo p. Occhetta, “la crisi della giustizia penale dipende dal modello di riabilitazione”. E indica altri dati: “Circa 29.000 detenuti scontano la pena non in carcere, 12.400 sono in affidamento ai servizi sociali. L’alternativa al carcere funziona. Non certo per i detenuti di grandi reati, che sono circa 10.000, ma per i rimanenti 48.000, molti dei quali espiano pene di lieve entità”. Secondo il gesuita, al modello vigente di “giustizia retributiva”, basato sui princìpi della certezza della pena e della proporzionalità del danno, va affiancato quello della giustizia riparativa, un “prodotto culturale” che “pone al centro dell’Ordinamento il dolore della vittima e la riparazione del reo”. “Centrale per questo modello è l’incontro della vittima con il reo, che è chiamato a ripristinare l’oggetto o la relazione che ha rotto”. Il suo auspicio è l’impegno di “mediatori penali e civili e una società che non consideri le carceri come delle discariche sociali”. Lo considera “un modello adulto che non fa sconti sulla pena, ma umanizza la sua espiazione”.