55ª sessione Sae
Il tema del finanziamento delle Chiese è stato al centro di una tavola rotonda inedita che ha caratterizzato la quarta tappa della 55ª sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche (Sae) in corso a Santa Maria degli Angeli (Assisi) sul tema “’So essere nell’abbondanza, so essere nell’indigenza’ (Fil 4,12). Le Chiese di fronte alla ricchezza, alla povertà e ai beni della terra. Una ricerca ecumenica”. L’incontro ha offerto la possibilità di mettere a fuoco il tema in base a tre realtà distinte quali quelle delle Chiese cattolica, valdese e ortodossa rumena. Le prime due – in ragione rispettivamente del Concordato (rinnovato nel 1884) e del Patto d’integrazione (Intesa, 1975) – partecipano al gettito dell’otto per mille mentre la terza, paritaria alle parrocchie cattoliche, è incamminata nel lungo iter verso l’Intesa e si sostiene attraverso donazioni e collette delle comunità locali. Padre Ionut Radu ha spiegato che pur in una situazione di scarsità di risorse finanziarie a disposizione, la Chiesa ortodossa romena in Italia gestisce iniziative di solidarietà e interventi sociali a favore dei più deboli anche in Romania. La sua diffusione nella penisola è cresciuta capillarmente con la creazione di 250 parrocchie e altri luoghi di culto e aggregazione. Il pastore Bruno Bellion ha spiegato che la Chiesa valdese aderisce alla destinazione dell’otto per mille dal 1991, che impegna non nel culto, ma per sostenere attività sociali, culturali e assistenziali in Italia e all’estero. Nel 2014 ha ricevuto oltre 550.000 firme relative alla dichiarazione del 2013. L’Intesa – raggiunta nel 1984 – permette all’Unione delle Chiese metodiste e valdesi di svolgere funzioni di assistenza spirituale nelle carceri e negli ospedali a carico dei propri organi competenti. La Chiesa cattolica – ha spiegato Paolo Cortellessa (Sovvenire Cei) – si regge economicamente su tre pilastri: le offerte libere, le erogazioni liberali e l’otto per mille che, insieme agli stipendi dei presbiteri che insegnano la religione cattolica nelle scuole, redditi dei patrimoni diocesani e contributi delle parrocchie, costituiscono la fonte di sostentamento per il clero. L’8 per mille “garantisce il bene dell’intera comunità: è un dare in funzione di un distribuire”.
Impiegato anche nel culto e nella pastorale, oggi viene devoluto in misura sempre maggiore nella carità attraverso progetti sociali. “Oggi l’80 per cento dei contribuenti italiani sceglie la chiesa cattolica, e il 30 per cento di questi non professa la religione. Un attestato di fiducia importante – ha concluso –, su cui teniamo a fare chiarezza in tempi di fake news”. Queste e altri elementi, tra cui le campagne pubblicitarie, indirizzano la scelta dei contribuenti su dove apporre la firma. Negli ultimi anni le chiese hanno mostrato che in materia di otto per mille possono passare da possibili competitors a partners nell’impiegare parte di quei fondi in progetti ecumenici come quello dei “corridoi umanitari” che vede insieme la Comunità di Sant’Egidio, la Tavola valdese e la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. La 55.ma sessione Sae si concluderà domani con un incontro sul tema “Testimoniare il Vangelo nella società delle diseguaglianze”: interverranno il vescovo di Modena -Nonantola, mons. Erio Castellucci, e la pastora battista Lidia Maggi.