Viaggi apostolici
“Ospitare le differenze”. Questo il compito affidato dal Papa al popolo lituano, in uno scenario mondiale, ed in particolare europeo, “dove crescono le voci che seminano divisione e contrapposizione – strumentalizzando molte volte l’insicurezza e i conflitti – o che proclamano che l’unico modo possibile di garantire la sicurezza e la sussistenza di una cultura sta nel cercare di eliminare, cancellare o espellere le altre”. “Per mezzo del dialogo, dell’apertura e della comprensione esse possono trasformarsi in ponte di unione tra l’oriente e l’occidente europeo”, ha spiegato Francesco, secondo il quale “questo può essere il frutto di una storia matura, che come popolo voi offrite alla comunità internazionale e in particolare all’Unione Europea”. “Voi avete patito sulla vostra pelle i tentativi di imporre un modello unico, che annullasse il diverso con la pretesa di credere che i privilegi di pochi stiano al di sopra della dignità degli altri o del bene comune”, ha sottolineato Benedetto XVI, suo predecessore in queste terre 25 anni fa: “Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni”. “Tutti i conflitti che si presentano trovano soluzioni durature a condizione che esse si radichino nell’attenzione concreta alle persone, specialmente alle più deboli, e nel sentirsi chiamati ad allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti”, ha assicurato Francesco.