Politica
“La politica cavalca e strumentalizza il dolore e la frustrazione dei giovani a scopi elettorali”. Lo ha detto Thomas Leoncini, uditore al Sinodo, prendendo la parola durante le Congregazioni generali. La generazione degli “sradicati” o dei “nati liquidi”, ha spiegato Thomas a proposito dei ragazzi nati a partire dagli Anni Ottanta, “ha come unica certezza l’incertezza, quindi la fragilità; non solo nei legami con gli altri, ma anche nel profondo di se stessi, nel precario mondo del lavoro e del welfare, sempre più privilegio piuttosto che diritto. La società è liquida se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure e le prime grandi vittime di questa società liquida sono i giovani”. “I giovani odiano la terra in cui sono cresciuti perché non dà un futuro – la tesi di Thomas – ma sono invitati quotidianamente a rivendicare la propria territorialità e il proprio nazionalismo, spostando il bersaglio dalla malapolitica all’odio verso lo straniero. ‘Mi hanno tolto il lavoro e il futuro, almeno lasciatemi la mia terra e la mia cultura’, questo è il messaggio”. “Tra i giovani la speranza di un futuro migliore viene solo dall’individualismo e dalla flessibilità, nessuno si illude più di una soluzione comunitaria”, ha denunciato Leoncini, secondo il quale “oggi i giovani non fanno paura, vengono sottovalutati” da una politica che “si comporta sempre più come una comunità lontana dal concetto di Stato, una città fatta solo di politici, il cui obiettivo pare sia governare al fine di far sopravvivere se stessa”.