Viaggi apostolici
“La vera pace può essere solo una pace disarmata”. Ne è convinto il Papa, che dal memoriale della pace di Hiroshima ha citato la Gaudium et spes per ribadire che “la pace non è la semplice assenza di guerra, ma è un edificio da costruirsi continuamente”: “È frutto della giustizia, dello sviluppo, della solidarietà, dell’attenzione per la nostra casa comune e della promozione del bene comune, imparando dagli insegnamenti della storia”. “Se realmente vogliamo costruire una società più giusta e sicura, dobbiamo lasciare che le armi cadano dalle nostre mani”, l’invito di Francesco: “Quando ci consegniamo alla logica delle armi e ci allontaniamo dall’esercizio del dialogo, ci dimentichiamo tragicamente che le armi, ancor prima di causare vittime e distruzione, hanno la capacità di generare cattivi sogni, esigono enormi spese, arrestano progetti di solidarietà e di utile lavoro, falsano la psicologia dei popoli”, come aveva denunciato già Paolo VI nel suo discorso all’Onu del 1965. “Come possiamo proporre la pace se usiamo continuamente l’intimidazione bellica nucleare come ricorso legittimo per la risoluzione dei conflitti?”, si è chiesto il Papa: “Che questo abisso di dolore richiami i limiti che non si dovrebbero mai oltrepassare”, l’auspicio.