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Papa in Giappone: incontro per la pace a Hiroshima, “mai più la guerra, mai più il boato delle armi”, “non permettere che le nuove generazioni perdano la memoria”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Ricordare camminare insieme, proteggere”: sono i  “tre imperativi morali” che, “proprio qui a Hiroshima, acquistano un significato ancora più forte e universale e hanno la capacità di aprire un vero cammino di pace”. Lo ha detto il Papa, che nella parte finale del suo discorso al Memoriale della pace ha lanciato un forte monito: “Non possiamo permettere che le attuali e le nuove generazioni perdano la memoria di quanto accaduto, memoria che è garanzia e stimolo per costruire un futuro più giusto e fraterno; ricordo che si diffonde, per risvegliare le coscienze di tutti gli uomini e le donne, specialmente di coloro che oggi svolgono un ruolo speciale per il destino delle nazioni; memoria viva che aiuti a dire di generazione in generazione: mai più!”. “Proprio per questo siamo chiamati a camminare uniti, con uno sguardo di comprensione e di perdono, aprendo l’orizzonte alla speranza e portando un raggio di luce in mezzo alle numerose nubi che oggi oscurano il cielo”, ha spiegato Francesco: “Apriamoci alla speranza, diventando strumenti di riconciliazione e di pace. Questo sarà sempre possibile se saremo capaci di proteggerci e riconoscerci come fratelli in un destino comune”.  “Il nostro mondo, interconnesso non solo a causa della globalizzazione ma, da sempre, a motivo della terra comune, reclama più che in altre epoche che siano posposti gli interessi esclusivi di determinati gruppi o settori, per raggiungere la grandezza di coloro che lottano corresponsabilmente per garantire un futuro comune”, la tesi del Papa. “In un’unica supplica, aperta a Dio e a tutti gli uomini e donne di buona volontà, a nome di tutte le vittime dei bombardamenti, degli esperimenti atomici e di tutti i conflitti – l’invito finale – eleviamo insieme un grido: Mai più la guerra, ma più il boato delle armi, mai più tanta sofferenza! Venga la pace nei nostri giorni, in questo nostro mondo”. Al termine dell’incontro per la pace, il Papa si è trasferito in auto all’aeroporto di Hiroshima, da dove è partito alla volta di Tokyo.