DIGNITÀ UMANA

L’inizio della barbarie

Di fronte alle tragedie dell’immigrazione, della guerra, dell’ingiustizia…

"Colpisce questo declino del senso di umanità che dovrebbe essere un qualcosa che accomuna gli uomini. Di solito tendiamo a non accorgerci di questo aspetto ma solo quando il grado di imbarbarimento ha raggiunto un livello alto scattano dei segnali di allarme". Sullo sfondo di tanti drammatici fatti, anche recenti, che vedono la morte in mare di migranti lasciati alla deriva, di persone dilaniate da bombe e da attacchi terroristici, di popolazioni inermi, in tante parti del mondo, in balia di una violenza senza fine, emerge un imbarbarimento che non può e non deve lasciare indifferente nessuno. Ne è convinto il filosofo Vittorio Possenti che, interpellato dal SIR, afferma di vedere nella perdita "dell’essere altro, del senso dell’alterità" una delle cause principali di questo imbarbarimento che "consiste nella perdita del senso dell’altro che mi diventa completamente estraneo, uno straniero, per il quale non sento quegli eventuali obblighi di solidarietà che, magari, sento per il vicino, il prossimo, quello che sta nella mia famiglia o accanto".

C’è un ambito dove, più di altri, si registra questo declino?
"Direi, purtroppo, nel campo della cultura contemporanea, in cui l’altro, molto spesso è l’embrione, il feto, e alludo al gravissimo problema dell’aborto. L’altro è anche, ormai molto spesso, colui che arriva da altri Paesi nei nostri mari, come il recente caso, drammatico dei profughi eritrei. Nel cristianesimo, e più in generale nella cultura umana, quella degna di questo nome, il senso dell’alterità mi fa vedere l’altro non come uno totalmente altro ma come uno uguale a me. Questo senso, che è fortissimo nel messaggio evangelico, va però nutrito costantemente perché si scontra in noi stessi con il sentimento dell’inerzia e dell’indifferenza nei confronti dell’altro e dunque con la tendenza a farsi gli affari propri. La prospettiva del Cristianesimo e dell’opera pastorale della Chiesa, aiutano a risvegliare il senso dell’essere altro, di chi si avvicina a noi per qualche motivo a chiedere un aiuto. Il fondo del problema è proprio questo, non riconoscere l’altro come essere umano e così facendo le sue sofferenze ci sono assolutamente estranee. Chiudere gli occhi su chi è veramente l’altro è l’inizio della barbarie".

Quali sono le cause principali di questo imbarbarimento?
"Innanzitutto l’impatto negativo di una cultura diffusa in Occidente che vede l’essere umano come un animale un poco più evoluto di altri. Nel momento in cui siamo solo degli scimpanzé un po’ evoluti – lasciatemi passare l’espressione – per quale motivo quello che mi chiede aiuto deve avere un particolare valore ai miei occhi? Siamo esseri animali e ciascuno si fa la sua vita all’insegna dell’homo homini lupus, cioè vige la legge evolutiva della giungla o del più forte. Questa immagine, trasmessa a piene mani da uno scientismo evoluzionistico, rode dall’interno l’autostima che ognuno ha verso di sé e verso il genere umano. Penso che molti fenomeni chiamati di depressione e che non hanno una cura vera e propria, dipendono da questa perdita di autostima. Che cosa valgo io se sono solo uno scimpanzé un poco più culturalizzato? Perdendo stima per me, perdo anche quella per l’altro che diventa il mio concorrente nella lotta evolutiva. Altri elementi sono, poi, il serpeggiante ateismo pratico e il secolarismo estremo che vedono nell’uomo un essere destinato esclusivamente alla morte. Detto in termine teologici, laddove viene meno Dio e la sua immagine, viene meno anche l’uomo che è fatto ad immagine e somiglianza di Dio e di conseguenza anche quello del rispetto dell’altro e dell’alterità. Ciascuno si rinchiude nel suo orticello".

Esiste una risposta forte a questa deriva?
"Certamente: è l’umanesimo cristiano di cui parla Paolo VI nella Popolorum Progressio, ripreso anche da Benedetto XVI nella Caritas in veritate. Senza Dio – disse papa Montini nella sua esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi – l’uomo può organizzare la terra ma non potrà che organizzarla contro l’uomo. La grande proposta della dottrina sociale della Chiesa e dei Papi della storia della Chiesa del XX secolo è quell’umanesimo integrale che vede nell’uomo un essere debole e ferito certo, ma anche un essere redento chiamato alla vita divina. L’umanesimo cristiano è la forza spirituale fondamentale per sopravanzare questa crisi di umanità e ci obbliga a non chiudere gli occhi, a non far finta di non vedere, perché molti disastri cominciano proprio da qui. L’inizio della catastrofe parte da qui, dal non vedere".