DIALOGO INTERRELIGIOSO
Viaggio nel Museo di Bertinoro ” “
“Uno spazio di dialogo, ma soprattutto uno spazio di riflessione”. Con queste parole Enrico Bertoni presenta il “Museo interreligioso” di Bertinoro, di cui è il direttore. Il Museo si trova all’interno della suggestiva e millenaria Rocca vescovile di Bertinoro a pochi chilometri di Forlì. Nasce “dal desiderio di far conoscere approfonditamente le tre grandi religioni monoteistiche, il cristianesimo, l’ebraismo e l’Islam a partire dalla figura di Abramo posto come “sentinella di un percorso” in cui trovano “radici comuni le tre grandi fedi” del Libro. Simboli, ricostruzioni, manoscritti, quadri, statue antiche e contemporanee. Il Museo guida il visitatore lungo “un viaggio di conoscenza religiosa – spiegano i suoi ideatori – fondamentale in una società in forte cambiamento”. La sua ragione d’essere è quella di “favorire il dialogo, la comprensione ed il rispetto tra popoli diversi, tutti in cammino verso l’assoluto”. Per questo il Museo si è fatto promotore di diversi incontri di dialogo ai quali hanno preso parte esponenti delle religioni cristiana, ebraica e musulmana. Ne è uscito un libro: “Il dialogo interreligioso come fondamento della civiltà”. Ne riportiamo qualche stralcio.
Un pellegrinaggio, un’avventura. “Il dialogo è un pellegrinaggio – scrive il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso – e un’avventura: un pellegrinaggio perché accetto di perdere tempo per guardare l’altro, per ascoltarlo e capire chi è e in che cosa crede; un’avventura, perché chiedendo all’altro «Chi è il tuo Dio? Come vivi la tua fede?», anche l’altro ci porrà le stesse domande. Il dialogo tende, da una parte, a conoscere l’altro e ,dall’altra, ci impone di rendere ragione della nostra speranza, chiamandoci ad essere testimoni della nostra fede. Questo induce le religioni non a chiudersi in se stesse, ma a guardare oltre i propri confini, facendosi carico delle attese di tutti gli uomini”.
Viaggio tra l’uno e il plurale. Sulla scia della riflessione del card. Tauran, l’intervento dello scrittore Khaled Fouad Allam che così scrive: “Ciò che sempre prevarrà è la necessità di interrogare l’uomo, le vie dell’eternità, vie che ci uniscono ma che ci distinguono nello stesso tempo. Ciò che è necessario non è tanto rispolverare la dimensione storica intrinseca al dialogo, ma fare del dialogo un elemento fondativo del divenire del nostro mondo”. Ciò significa che “l’umanità non potrebbe esistere senza la dimensione dell’altro, che è il doppio riflesso di se stesso: vale a dire che io esisto e che la mia realtà è definibile proprio perché esiste il volto dell’altro, che si afferma nella sua differenza. L’identità dei diversi monoteismi sta proprio in questo: l’affermazione di una singolarità che prende forma nel mutare dell’oggetto, esattamente come uno scultore che di fronte alla materia potrà scolpire due, tre, quattro volti diversi dallo stesso marmo, ma sempre uniti dalla sostanza della stessa pietra. Il messaggio profondo dei singoli monoteismi sta proprio in questo: imparare, immersi nella propria identità, per poter poi superare le frontiere, le diversità, in una permanente andata e ritorno fra l’uno e il plurale”.
La sfida dell’Islam e la figura di Abramo. “Oggi – scrive Paolo Branca, docente di islamistica all’Università Cattolica di Milano – mentre l’Islam e la figura del suo fondatore vengono strumentalizzate per finalità politiche e persino per giustificare atti estremi di violenza, l’avvicinamento della persona e dell’opera di Muhammad a quella di Abramo, che l’Islam condivide con Ebraismo e Cristianesimo, appare quanto mai emblematica e suggestiva, riportando alla vera radice della religiosità, fatta di ascolto, umiltà, sequela… e anche di lotta, intesa tuttavia principalmente come rifiuto degli idoli, disponibilità a mettere in discussione false certezze, obbedienza fiduciosa capace di sopportare pressioni e prove, retti dalla fede nella misericordia divina. Questa, proprio attraverso la profezia e la rivelazione, torna a porre e proporre la strada della salvezza che non sussisterebbe se la condanna avesse ormai tutto compromesso e che invece perdura nel tempo ripetendo il suo messaggio sempre antico e sempre nuovo”.
Il messaggio da dare. “Se viviamo in un mondo pieno di conflitti – è l’osservazione del Rabbino Luciano Caro – dove a sproposito si coinvolge la religione, significa che probabilmente i rappresentanti delle religioni monoteistiche hanno fallito il loro compito: significa che non abbiamo saputo trasfondere in tutti gli strati della società quei messaggi fondamentali che ricaviamo dal comune testo biblico… Ognuno ha il diritto-dovere di vivere la propria fede e di osservare i precetti che questa impone. Dobbiamo piuttosto domandarci che cosa possiamo e dobbiamo fare insieme, partendo dai principi comuni a tutte le fedi abramitiche, chiedendoci che cosa l’Eterno si aspetti da noi per porre rimedio alle problematiche che affiggono il mondo contemporaneo”.