Benedetto XVI
Due pensieri dalla baita in Valle d’Aosta
Due pensieri dalla baita in Valle d’Aosta Un po’ come un nonno si ferma a parlare e ad accarezzare dei bambini prima di raggiungere il luogo della recita dell’Angelus a Les Combes, davanti a una piccola folla; alcune persone hanno impiegato un’ora a piedi per raggiungere il Plan du Pape, il prato accanto alla colonia dei Salesiani dove, poco distante, sorge la villetta che Benedetto XVI occupa per questo breve periodo di riposo, prima di raggiungere, il 29, la residenza estiva e tradizionale dei Papi a Castelgandolfo.
Ancora tre giorni di vacanza; "giornate segnate da vera distensione malgrado il piccolo infortunio a voi ben noto e visibile", dice il Papa. È una giornata stupenda, senza una nuvola, un cielo azzurro e una luce che esalta le meraviglie della creazione, aggiunge. Con lui, l’arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, che gli rinnova l’invito a visitare il capoluogo piemontese in occasione dell’ostensione straordinaria della Sindone, tra aprile e maggio del prossimo anno. C’è il vescovo di Aosta, mons. Giuseppe Anfossi, che ricorda: è la tredicesima volta di un Papa a Les Combes, la terza per Benedetto XVI. Ci sono anche altri vescovi del Piemonte.
Nel suo discorso, prima della recita della preghiera mariana dell’Angelus, è il tema dell’emergenza educativa che torna nelle parole del Papa, che ricorda Gioacchino e Anna, genitori della Madonna, e dunque nonni di Gesù. Una ricorrenza, dice il Papa, che "fa pensare al tema dell’educazione, che ha un posto tanto importante nella pastorale della Chiesa". Occasione, ancora, per "pregare per i nonni, che nella famiglia sono i depositari e spesso i testimoni dei valori fondamentali della vita".
Nelle parole del Papa, dunque, l’immagine della trasmissione della fede, delle conoscenze dalla persona adulta al giovane. E non è un caso che il Papa proprio nel suo messaggio ricordi una "bella iconografia", afferma Maria che impara a leggere le Sacre Scritture "sulle ginocchia della madre Anna" e, per questo, esorta ad "alimentare sempre la fede e la speranza alle fonti della Parola di Dio".
Importante, dunque, il compito educativo dei nonni, sottolinea papa Benedetto; compito importante e lo diventa ancor più quando "per diverse ragioni, i genitori non sono in grado di assicurare una adeguata presenza accanto ai figli, nell’età della crescita".
Nel suo discorso il Papa ha avuto anche un pensiero per tutti gli anziani, venerdì sera (24 luglio) voleva fermarsi presso una casa di accoglienza per le persone anziane ma la forte pioggia ha impedito l’appuntamento. Un pensiero, dunque, per tutti gli anziani "specialmente quelli che potrebbero trovarsi più soli e in difficoltà" e una raccomandazione che rivolge a tutti, quella di "ritirarsi in silenzio per pregare"; di più a "non dimenticare Dio durante le vacanze" perché siano "un periodo di grande gioia passato assieme alle famiglie e di profondo rinnovamento spirituale".
Ma c’è un altro spunto di riflessione nelle parole del Papa e riguarda la figura del sacerdote. È la pagina evangelica del giorno ad offrire a Benedetto XVI l’occasione per sottolineare, a partire dal miracolo dei pani e dei pesci e dall’affermazione di Gesù "io sono il pane della vita" come questa pagina rimandi al racconto dell’ultima cena e metta in primo piano il ruolo e il compito del sacerdote, ancor più in questo Anno sacerdotale. Ed è bella l’immagine che il Papa offre a partire dalla domanda: dove potremo trovare il pane per tutta questa gente? E poi leggendo nel testo giovanneo "di quell’anonimo ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci, anche a noi viene spontaneo dire: Ma che cos’è questo per una tale moltitudine? In altre parole: chi sono io? Come posso, con i miei limiti, aiutare Gesù nella sua missione?".
La risposta, afferma il Papa, la da proprio il Signore: "Mettendo nelle sue mani sante e venerabili il poco che essi sono, i sacerdoti diventano strumenti di salvezza per tanti, per tutti".
Tornano alla mente le parole che il Papa ha pronunciato solo alcuni giorni prima nella cattedrale di Aosta durante la celebrazione dei vespri. La funzione del sacerdozio, ricordava il Papa, è "consacrare il mondo perché diventi il mondo ostia vivente, perché il mondo diventi liturgia". È la "grande visione" di Teilhard de Chardin, che la liturgia non sia una cosa accanto alla realtà del mondo, ma ci sia una "vera liturgia cosmica". Compito dei sacerdoti, allora, è proprio quello di "aiutare nella trasformazione del mondo, in adorazione di Dio, cominciando con noi stessi". Ancora "che la nostra vita parli di Dio", ha affermato il Papa venerdì sera (24 luglio). "Che la nostra vita sia realmente liturgia, annuncio di Dio, porta nella quale il Dio lontano diventa il Dio vicino".
Una vicinanza che torna nelle parole del Papa per dire: "Quanta fame esiste nella terra, fame di pane in tante parti del mondo, le sofferenze delle famiglie"; e poi "fame di giustizia, fame di amore". Perché Dio non può ignorare il "grido dei sofferenti che sono oppressi dall’ingiustizia". Nel mondo esiste "un oceano di male, di ingiustizia, di odio, di violenza, e le tante vittime dell’odio e dell’ingiustizia hanno il diritto che sia creata giustizia". Mettersi dalla parte di Dio significa entrare "nel fiume di bene più grande di tutto il male che può mai esistere".
Fabio Zavattaro