CARITAS IN VERITATE
Per ridare significato all’impegno politico
“Avvertire come dovere gravissimo quello di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla”: é il passaggio della “Caritas in veritate” che più di altri richiama il dialogo, spesso assente o fragile, tra adulti e giovani.
Di comunicazione tra generazioni si sta parlano molto e la stessa Chiesa italiana lo ha posto al centro del suo impegno educativo al quale dedicherà il prossimo decennio pastorale.
L’enciclica non ha nei giovani gli interlocutori diretti, è però rivolta al futuro, ha a cuore gli uomini e le donne che verranno, o che da poco tempo sono venuti, ad abitare la terra.
Le parole del Papa, come sempre, attraversano le diverse stagioni della vita lasciando in ognuna una traccia indelebile. Sono un esempio unico di comunicazione tra le diverse età: a tutte pongono domande e attendono risposte. Indicano un percorso che, anche nella città, esige un supplemento di competenza, di coraggio, di speranza.
La domanda è allora: chi accompagnerà i giovani lungo un itinerario di educazione e di formazione che – come chiede l’enciclica – ponga in reciprocità e in armonia la questione antropologica e la questione sociale?
In quale misura nei “luoghi dell’educare” si proporrà la “Caritas in veritate” come passione per la città, per il mondo, per l’impegno politico?
L’enciclica di Benedetto XVI ha in questa prospettiva una forte indicazione per gli educatori e chiarisce la direzione da prendere per rispondere alle attese di giustizia, di pace, di solidarietà, di bene comune.
C’è un appello perché i cattolici tornino a rileggere e riamare la politica come forma esigente di carità.
Vengono a proposito le parole del Papa in occasione della sua visita a Cagliari il 7 settembre 2008. Occorre, aveva detto, “una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”.
Mettere in pratica questi insegnamenti dopo tanti opportuni e profondi commenti è la risposta che urge.
Non si tratta solo di rilanciare le scuole alla formazione socio-politica con lezioni sulla dottrina sociale della Chiesa: la sfida oggi è motivare e sostenere nei giovani la voglia, il coraggio, la competenza di mettersi al servizio della città.
La “Caritas in veritate” è in questa prospettiva educativa una straordinaria palestra di apprendimento e di esercizio a partire dal territorio.
È dunque il tempo di approfondire il dialogo con i giovani sui grandi orizzonti che fanno parte anche dell’agire politico e per i quali vale davvero spendere la propria vita.
È anche il tempo di chiedere scusa ai giovani se troppo spesso questi stessi orizzonti sono loro nascosti da incoerenze, banalità, calcoli…
La “Caritas in veritate” offre una straordinaria opportunità per unire le diverse generazioni in un laboratorio, in cui dal confronto tra fede e ragione nascano le risposte alle domande della città, soprattutto a quelle che vengono dalle sue espressioni più fragili.
È da ringraziare, ancora una volta, un Papa che indica mete alte, incoraggia a rompere la crosta della mediocrità, invita a fare anche del pensiero politico un atto di speranza, un gesto concreto di amore.
Seguendolo si esce dalla trappola del basso profilo e si dicono – non solo a parole – le ragioni per le quali nessuno, e ancor meno un giovane, deve avere paura del futuro.
Non ci sono scorciatoie in questo percorso, non ci sono neppure tempi brevi per raggiungere la meta: nessuna azione educativa si giunge a compimento nella fretta. Anche l’enciclica lo ricorda. I giovani non temono le lunghe distanze ma qualcuno deve dire loro dove è la sorgente da cui attingere “la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera”.
“Avvertire come dovere gravissimo quello di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla”: é il passaggio della “Caritas in veritate” che più di altri richiama il dialogo, spesso assente o fragile, tra adulti e giovani.
Di comunicazione tra generazioni si sta parlano molto e la stessa Chiesa italiana lo ha posto al centro del suo impegno educativo al quale dedicherà il prossimo decennio pastorale.
L’enciclica non ha nei giovani gli interlocutori diretti, è però rivolta al futuro, ha a cuore gli uomini e le donne che verranno, o che da poco tempo sono venuti, ad abitare la terra.
Le parole del Papa, come sempre, attraversano le diverse stagioni della vita lasciando in ognuna una traccia indelebile. Sono un esempio unico di comunicazione tra le diverse età: a tutte pongono domande e attendono risposte. Indicano un percorso che, anche nella città, esige un supplemento di competenza, di coraggio, di speranza.
La domanda è allora: chi accompagnerà i giovani lungo un itinerario di educazione e di formazione che – come chiede l’enciclica – ponga in reciprocità e in armonia la questione antropologica e la questione sociale?
In quale misura nei “luoghi dell’educare” si proporrà la “Caritas in veritate” come passione per la città, per il mondo, per l’impegno politico?
L’enciclica di Benedetto XVI ha in questa prospettiva una forte indicazione per gli educatori e chiarisce la direzione da prendere per rispondere alle attese di giustizia, di pace, di solidarietà, di bene comune.
C’è un appello perché i cattolici tornino a rileggere e riamare la politica come forma esigente di carità.
Vengono a proposito le parole del Papa in occasione della sua visita a Cagliari il 7 settembre 2008. Occorre, aveva detto, “una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile”.
Mettere in pratica questi insegnamenti dopo tanti opportuni e profondi commenti è la risposta che urge.
Non si tratta solo di rilanciare le scuole alla formazione socio-politica con lezioni sulla dottrina sociale della Chiesa: la sfida oggi è motivare e sostenere nei giovani la voglia, il coraggio, la competenza di mettersi al servizio della città.
La “Caritas in veritate” è in questa prospettiva educativa una straordinaria palestra di apprendimento e di esercizio a partire dal territorio.
È dunque il tempo di approfondire il dialogo con i giovani sui grandi orizzonti che fanno parte anche dell’agire politico e per i quali vale davvero spendere la propria vita.
È anche il tempo di chiedere scusa ai giovani se troppo spesso questi stessi orizzonti sono loro nascosti da incoerenze, banalità, calcoli…
La “Caritas in veritate” offre una straordinaria opportunità per unire le diverse generazioni in un laboratorio, in cui dal confronto tra fede e ragione nascano le risposte alle domande della città, soprattutto a quelle che vengono dalle sue espressioni più fragili.
È da ringraziare, ancora una volta, un Papa che indica mete alte, incoraggia a rompere la crosta della mediocrità, invita a fare anche del pensiero politico un atto di speranza, un gesto concreto di amore.
Seguendolo si esce dalla trappola del basso profilo e si dicono – non solo a parole – le ragioni per le quali nessuno, e ancor meno un giovane, deve avere paura del futuro.
Non ci sono scorciatoie in questo percorso, non ci sono neppure tempi brevi per raggiungere la meta: nessuna azione educativa si giunge a compimento nella fretta. Anche l’enciclica lo ricorda. I giovani non temono le lunghe distanze ma qualcuno deve dire loro dove è la sorgente da cui attingere “la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera”.